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Orso marsicano in pericolo

 

Strano ma vero. L’orso marsicano, specie protetta e a rischio estinzione, va salvato non tanto dai fucili dei cacciatori quanto dalle decisioni della Regione Abruzzo.

L'amministrazione regionale prima avrebbe sottoscritto l’accordo Patom inserito nella legge quadro dei parchi 394/91 (che fornisce indicazioni chiare, basate sui risultati di rigorose ricerche scientifiche, su quello che si può fare e non si può fare, nel Parco nazionale e nelle zone circostanti a protezione degli orsi ed) e poi avrebbe chiesto al Comitato Via (Valutazione di impatto ambientale) che venisse cancellata la precedente decisione del 3 agosto di evitare la caccia nella zona più importante per l’orso fino al 1° novembre.

Ora, dopo la diffida del Wwf, è il consigliere Maurizio Acerbo a chiedere al presidente della Giunta Regionale Chiodi, in un’interrogazione a risposta scritta il 29 settembre scorso, quali misure intenda prendere per tutelare adeguatamente i pochi orsi marsicani rimasti, in un periodo delicato. Gli orsi che in autunno devono accumulare notevoli scorte di grasso per superare il difficile periodo invernale, sono sottoposti da una pressione venatoria intensa che provoca notevoli disturbi e interferenze in zone particolarmente ricche di risorse alimentari, ma purtroppo fuori dal Parco nazionale d’Abruzzo. Basti pensare che le femmine gravide devono accumulare risorse tali da poter partorire in pieno inverno ed allattare nella tana fino ad Aprile inoltrato. La presenza di cacciatori e gli spari conseguenti, quindi, possono rappresentare un disturbo dannoso. Senza contare il grave e costante pericolo di uccisioni di orsi scambiati per cinghiali, nonché di altre specie rare e protette.

«La Regione non considera minimamente tutto questo», dicono Stefano Allavena, delegato Lipu per l’Abruzzo, Daniele Valfrè, delegato Altura per l’Abruzzo, Pietro Matta, responsabile Pro Natura Abruzzo, «per presumibili quanto miopi calcoli di ritorno elettorale l’assessorato all’agricoltura non ha esitato a spingere sul Comitato Via affinchè venisse cancellata la precedente decisione del 3 agosto di evitare la caccia nella zona più importante per l’orso fino al 1° novembre.

E il Comitato che non ha esitato ad annullare la precedente decisione, ha autorizzato interventi che sono fonte di notevole disturbo per l’orso ed altre specie di mammiferi o di uccelli, di importanza prioritaria a livello comunitario. Si tratta di una situazione chiaramente insostenibile. Ammettano chiaramente i competenti organi regionali di non avere alcuna intenzione di fare qualche cosa di concreto per evitare l’estinzione dell’orso marsicano e pesanti impatti su altre specie di grande importanza».

(Tratto dal Quotidiano Online "PrimaDaNoi.it)

Convegno sull'emergenza da inquinamento bellico della costa meridionale del Mare Adriatico

 

Domenica 18 settembre 2011 - ore 10/17,30
presso lo Stand del Consiglio Regionale della Puglia, in Fiera del Levante durante la Campionaria
 
Convegno Nazionale di Studi
 
Emergenza da Inquinamento Bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico
 
Presentazione del Progetto “TORRE GAVETONE”
Per una analisi e valutazione di impatto ambientale e socio-economico
 

"La Puglia che cresce con le idee e le proposte si rende visibile nella elaborazione di progetti e nella presentazione di problematiche che nelle estate degli ultimi anni sono risultate di estrema attualità.

In questa dinamica, si concentra lo sforzo programmatico e innovativo che l’Accademia “Karol Wojtyla”, federata a Pro Natura, propone al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica pugliese, rilanciandola in una prospettiva nazionale ed europea dalla crescente vetrina internazionale della Fiera del Levante” con queste parole, il presidente del sodalizio Giuseppe Tulipani annuncia ufficialmente l’impegno programmatico dell’Accademia su un argomento di grande rilievo di tutela ambientale e salvaguardia della vita umana.

 

Con il Convegno “Emergenza da Inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico” l’Accademia prosegue il suo cammino di approfondimento, qualificazione e formazione dopo il riuscitissimo corso di formazione su “Trasporto, conservazione e stoccaggio di merci e sostanze pericolose”. Infatti, sarà questa la sede e l’occasione in cui saranno consegnati gli l’attestati ai partecipanti alla presenza dell’Assessore Regionale ai Trasporti e alla Mobilità Guglielmo Minervini, al Vice Prefetto – Responsabile di Protezione Civile della Prefettura di Bari Mario Volpe e al funzionario dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente Puglia Barbara Valenzano.

 

L’evento è inserito nel programma istituzionale del Consiglio Regionale della Puglia nell’ambito della 75^ edizione della Campionaria della Fiera del Levante e si svolgerà presso lo Stand 152/bis nei pressi della Fontana Monumentale domenica 18 settembre 2011 dalle ore 10 alle 13 e riprenderà con la sessione pomeridiana dalle 15 alle 17,30.

 

Il programma della mattinata, presieduto da Onofrio Introna Presidente del Consiglio regionale della Puglia e affidato al coordinamento di Francesco Petruzzelli del “Nuovo Corriere Barisera”, prevede l’apertura dei lavori da parte del Presidente Giuseppe Tulipani e di Angelo Domenico De Palma magistrato e Presidente del Comitato Scientifico dell’Accademia “Karol Wojtyla” e il saluto istituzionale di Gianfranco Viesti Presidente dell’Ente Fiera del Levante di Bari, di Michele Emiliano Sindaco di Bari, di Francesco Schittulli Presidente della Provincia di Bari, di Angelo Riccardi Sindaco di Manfredonia e di Ennio Triggiani Preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari.

 

Si aprirà quindi la fase degli interventi con la presentazione del Progetto “Torre Gavetone” da parte di  Nicolò Carnimeo Docente di Diritto della Navigazione e responsabile del progetto elaborato dall’Accademia “Karol Wojtyla” e presentato al Ministero dell’Ambiente.

Seguiranno gli interventi di  Vito Antonio Leuzzi Direttore Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, Giorgio Assennato Direttore Generale Agenzia Regionale Protezione Ambiente Puglia – A.R.P.A. – PUGLIA, Lorenzo Nicastro Assessore all’Ambiente Regione Puglia, Fabiano Amati Assessore alla Protezione Civile Regione Puglia e  Antonio Savasta, Magistrato - Procura della Repubblica di Trani.

 

La ripresa della sessione pomeridiana sarà presieduta da Andrea Caroppo Consigliere Regionale e Segretario Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia, mentre il coordinamento dei lavori è affidato a Vincenzo De Gregorio Direttore di “Il Gazzettino di Puglia”.

Gi interventi che si avvicenderanno sono dell’Assessore Provinciale alle Risorse del Mare Francesco Caputo, di Mariano Argentieri autore di “In fondo al mare”, dell’Ecologo Urbanista dell’Accademia Scientifica “Merli” Donato Forenza, di Guglielmo Facchini medico ricercatore e di Matteo D’Ingeo in rappresentanza del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi chimiche.

 

L’evento gode del Patrocinio del Consiglio Regionale della Puglia e “Teca del Mediterraneo”, della Provincia di Bari, ARPA-PUGLIA, Università degli Studi di Bari – Facoltà di Scienze Politiche, Europe Direct Puglia, Comune di Bari, Comune di Manfredonia e Ente Fiera del Levante.

Gi studenti della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” che parteciperanno al Convegno, potranno ottenere l’attestato e l’attribuzione di n.1  Credito Formativo nell’ambito delle “altre attività”.

 

In allegato il programma.

Per ulteriori informazioni: Accademia Superiore Europea di Formazione per la Tutela dell’Ambiente, la Sicurezza e la Protezione Civile “KAROL WOJTYLA”, Via Marziani,7 - 70054 GIOVINAZZO (BA) – 080.3947231; e-mail: accademia.kwojtyla@libero.it

Gasdotto appenninico: ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica

Una serie di ricorsi straordinari al Capo dello Stato avverso il progetto di gasdotto appenninico “Rete Adriatica” della Snam Rete Gas s.p.a. è stata notificata da parte da parte della Provincia di Perugia e del Comune di Gubbio, nonché da parte delle associazioni ecologiste Mountain Wilderness, Lega per l’Abolizione della Caccia e Federazione nazionale Pro Natura.

I ricorsi sono stati curati dall’avv. Rosalia Pacifico del Foro di Cagliari.

Individuato quale contro interessato e futuro soggetto interveniente il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, un’associazione ecologista che si occupa dei risvolti legali delle battaglie ecologiste, che insieme al Comitato umbro-marchigiano No Tubo sta provvedendo al raccordo delle varie azioni legali contro un tracciato che rischia di degradare pesantemente i delicati ambienti appenninici e aumentare i rischi derivanti dai probabili terremoti.

I ricorsi sono stati rivolti avverso i decreti ministeriali che hanno concluso positivamente, con prescrizioni, i rispettivi procedimenti di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. per i tronchi Sulmona – Foligno e Foligno – Sestino.

E’ questa la naturale prosecuzione dell’ormai annosa vicenda che vede contrapposti da un lato i cittadini riuniti in comitati e associazioni e dall’altro le multinazionali (Eni-Snam rete gas in testa).

Questa contrapposizione, che dura dal 2004, vede impegnate alcune amministrazioni pubbliche (Comune di Gubbio e Provincia di Perugia dal lato umbro e di Pesaro Urbino e CM del Catria e Nerone da quello marchigiano) che con coerenza hanno deciso di andare fino in fondo, schierandosi con decisione a difesa dei propri cittadini, dei loro interessi, soprattutto quelli legati al valore del territorio.

L’iniziativa fa seguito a quelle già intraprese dai deputati europei Raül Romeva i Rueda, (Gruppo Verdi/A.L.E.) e dall'on. Rinaldi, (I.d.V), e a livello nazionale dall’on. Verini, (P.D.), sen. Belisario, (I.d.V.), sen. Poretti, (Radicali, P.D.) e varie iniziative a carattere regionale e provinciale (in particolare in Abruzzo e in Umbria e Marche) da parte di Dottorini, Goracci, Cirignoni, Feligioni, Traversini, Baldelli, Porto, Ciabocchi, ecc.

In definitiva si tratta di una nuova importante iniziativa legale a sostegno delle legittime richieste di Enti locali, associazioni e comitati ecologisti nazionali e territoriali per la salvaguardia dell’Appennino, dei valori naturalistici, paesaggistici e del tessuto economico-sociale delle collettività locali interessate. Ora, dopo la relazione introduttiva del Ministero dell’ambiente, sarà la volta del Consiglio di Stato che esprimerà il proprio prescritto parere. Il gasdotto appenninico va a giudizio. 

 

p. Gruppo d'Intervento Giuridico Onlus, Presidente dott. Stefano Deliperi

e-mail: grigsardegna5@gmail.com, web: http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it

 

p. Comitato No Tubo, Presidente Matteo Ottaviani

e-mail: comitatonotubo@gmail.com, web: http://notubo.blogspot.com

 

p. Federazione nazionale Pro Natura, Presidente Mauro Furlani

e-mail: info@pro-natura.it, web: www.pro-natura.it

 

p. Mountain Wilderness Italia, Vice Presidente Maria Cristina Garofalo

e-mail: garofalo@mountainwilderness.it, web: http://mountainwilderness.it

Un appello sulle modifiche alla legge quadro sulle aree protette

 

Riportiamo di seguito il testo della lettera inviata da Aidap, Associazione 394, Altura, Istituto Pangea, WWF, Italia Nostra Roma, Federazione Nazionale Pro Natura e Associazione Sibilla Appenninica per la difesa e la valorizzazione dei Monti Sibillini ai componenti la Commissione Ambiente del Senato della Repubblica e all'On. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, in merito all’appello per un effettivo confronto democratico sulla riforma della legge quadro 394/1991 sulle aree protette.

 

Proprio nell’anniversario dei vent’anni della legge quadro sulle aree protette, la 394 del 1991, sono ripresi i lavori della commissione Ambiente del Senato. Una serie di emendamenti e sub emendamenti al testo originario del disegno di legge D’Alì, Nuove disposizioni in materia di aree protette, non prefigura una manutenzione, ma un intervento profondo sull’impianto normativo della legge quadro. 

Alcuni emendamenti paiono condivisibili, come quello in cui si reintroduce il diritto dei Presidenti ad una indennità  (peraltro di entità modesta e tale da non mettere certamente in crisi le finanze dello Stato)  che attualmente è stata eliminata a seguito di un'assurda interpretazione del D.L. 78/2010 secondo cui si tratterebbe di una carica onoraria.

Altri emendamenti, invece, destano notevole preoccupazione. Tra questi, particolarmente allarmanti appaiono quelli all'art. 16, i quali prevedono finanziamenti alle aree protette da parte dei gestori di impianti e  attività, anche  impattanti, come i grandi impianti energetici e le cave, realizzati all'interno delle stesse aree protette o nelle aree contigue. Le conseguenze di tale norma sarebbero fin troppo evidenti: perdita di autonomia degli Enti Parco e, inevitabilmente, di rigore e imparzialità, quali principi di valenza costituzionale, nei procedimenti di valutazione ambientale e di rilascio dei nulla osta.  Verrebbe in pratica sovvertito il ruolo delle aree protette, in quanto “premiate” in relazione alla quantità di beni comuni (acqua, paesaggio, biodiversità, suolo, foreste) che lascerebbero sfruttare, e non a quelle che riuscirebbero a tutelare. Una ingerenza diretta da parte di lobby, quasi sempre private, nella gestione dei Parchi.  Una proposta, quindi, in netto contrasto anche con la volontà che gli italiani hanno rivendicato dicendo no alla privatizzazione dell'acqua quale bene comune.

In questi vent’anni di vita, la 394 ha permesso all’Italia di costruire un sistema di aree naturali protette di tutto rispetto, nonostante la legge sia stata attuata solo in parte. Molte aree protette sono state istituite, rivitalizzando territori marginali. Ambiti di alta valenza naturalistica, ambientale e paesaggistica, sono stati preservati da scempi, purtroppo diffusi nel resto del territorio. 

Certamente è necessario un bilancio dell’applicazione tecnica della legge. Un’analisi di come l’attuazione abbia contribuito alla tutela ambientale dei territori protetti, anche in termini di rispondenza alle norme internazionali e comunitarie sulla biodiversità. Una verifica degli  effetti e dei contributi sulle economie locali e su quella nazionale darebbe, inoltre, dati confortanti, già noti, anche se riteniamo che lo scenario generale di crisi politica  non sia favorevole ad una serena e approfondita riflessione in merito.

Si ascolti dunque Federparchi, che ben rappresenta i Presidenti e gli amministratori dei Parchi, ma si ascoltino anche le altre associazioni rappresentative di chi, impegnato ormai da molti lustri nel faticoso impegno gestionale dei Parchi, ha acquisito esperienze e professionalità che saranno certamente utili al legislatore per prendere decisioni che non risultino inefficaci o ancor peggio contrarie alle stesse finalità delle aree protette.

Non si è tenuto in debito conto delle molte anime che operano concretamente e quotidianamente per le finalità della Legge, delle associazioni professionali, ambientaliste e culturali che contribuiscono fattivamente alle finalità della legge. E soprattutto che conoscono a fondo i pregi e i difetti della 394. 

La tutela della natura è un diritto fondamentale di tutti  e  non vogliamo credere che una legge cosi’ importante in campo ambientale, come la 394/1991, venga incisivamente e frettolosamente modificata,  senza peraltro un adeguato processo partecipativo.

Pertanto, i sottoscrittori di questo appello chiedono con forza:

1. che in questo delicato momento per l'Italia, la legge 394/1991 – principale strumento di difesa dei beni comuni – non venga snaturata nel suo impianto originario e nelle finalità fondamentali;

2. che, in particolare, venga preservata l'autonomia e l'imparzialità degli enti gestori delle aree protette quale garanzia per la conservazione delle risorse naturali e dalla biodiversità;

3. che si svolga l’auspicata ed annunciata Terza conferenza delle aree protette, quale momento di confronto e di dibattito aperto, in cui sia possibile in maniera davvero democratica identificare i nodi da sciogliere e rendere pubbliche le motivazioni alla base delle modifiche che si vorrebbero introdurre alla 394;

4. che in ogni caso, venga garantita la più ampia partecipazione aperta, democratica e concreta, prima di una eventuale modifica della legge 394.

 

Aidap - Associazione italiana direttori e funzionari aree protette

394 - Associazione nazionale personale aree protette

Aigap - Associazione italiana Guardie dei Parchi e delle Aree Protette

Altura - Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti

Istituto Pangea

WWF

Italia Nostra, Roma

Federazione Nazionale Pro Natura

Associazione Sibilla Appenninica per la difesa e la valorizzazione dei Monti Sibillini

La Federazione Pro Natura alla conferenza preparatoria

La Federazione Pro Natura parteciperà alla conferenza preparatoria “Rio + 20” promossa dall’UNEP, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, in programma a Bonn dal 3 al 5 settembre 2011. L’incontro è indirizzato a circa un migliaio di organizzazioni non governative accreditate dalle Nazioni Unite per questo evento, ed ha per tema il ruolo della società civile nella formazione dell’agenda per lo sviluppo sostenibile del XXI secolo. Alla conferenza, dove la Federazione sarà rappresentata dal segretario generale Corrado Maria Daclon, parteciperanno i principali gruppi di interesse non governativi provenienti da tutto il mondo, in preparazione del ventennale della conferenza di Rio de Janeiro che si terrà nella città brasiliana dal 4 al 6 giugno 2012.

Insediato il Consiglio Nazionale dell'Ambiente

Si è insediato il 28 luglio scorso presso il Ministero dell’Ambiente il Consiglio Nazionale dell’Ambiente, di cui la Federazione Pro Natura fa parte rappresentata dal segretario generale Corrado Maria Daclon. Il Consiglio, nella sua prima adunanza, ha discusso il proprio regolamento ed ha affrontato alcuni argomenti come i criteri di individuazione e riconoscimento delle associazioni ambientaliste, l’ecobilancio dello Stato, la divulgazione dei programmi comunitari di finanziamento ambientale, la relazione sullo stato dell’ambiente, tematiche queste da approfondire nel dettaglio nelle prossime sedute. Il Consiglio Nazionale, pur previsto dalla legge istitutiva del Ministero del 1986, era stato soppresso nel 1997 con la legge Bassanini ed è stato ripristinato dall’attuale ministro dell’Ambiente. Tutte le cariche sono ricoperte a titolo gratuito. Corrado Maria Daclon, a nome della Federazione, ha ricordato nel suo intervento l’importanza di un rapporto del Ministero con le associazioni ambientaliste, plaudendo alla ricostituzione e all’insediamento del Consiglio ma auspicando al tempo stesso che la riunione non costituisca un evento episodico come in casi passati dove alcuni ministri dell’Ambiente, nei cinque anni di mandato, non hanno mai convocato le associazioni ambientaliste.

Appennino sotto attacco

Il “Protocollo Letta” attacca la natura del Parco Nazionale del Gran Sasso e Parco Regionale Sirente Velino.

L’altolà del Ministero dell’Ambiente, i vincoli ambientali e legali, lo scenario alternativo.

Progetti megalomani e milionari con grandi sprechi di risorse, Italia a rischio procedura di infrazione europea.

 

Mentre gli amministratori regionali, alcuni sindaci del cratere, sostenuti dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, hanno annunciano progetti che, ignorando i vincoli ambientali incidono irreparabilmente sulle ricchezze ecologiche delle aree di maggior pregio ambientale della Regione, Associazioni Ambientaliste, movimenti politici, sindacati e comitati di cittadini lanciano una serie di azioni coordinate per contrastare i progetti programmati e delineare uno scenario alternativo di sviluppo duraturo e valorizzazione delle risorse naturali.

Forti e concrete sono le alternative possibili per un territorio già colpito dal terremoto e che ha bisogno di proposte serie e non di visionari e faraonici progetti di sperpero di fondi pubblici, che ne compromettano irrimediabilmente le risorse ambientali.

Lo stesso Ministero dell’Ambiente, in una recente ed esaustiva nota di risposta alle richieste di alcune Associazioni Ambientaliste, ammonisce la Regione Abruzzo e gli Enti Parco interessati, allertando nel contempo la Commissione Europea: secondo il Ministero, nessuna nuova opera può essere autorizzata in deroga alle norme in vigore su Valutazione di Impatto Ambientale, VAS e Valutazione d’Incidenza, giacché i territori coinvolti sono tutti compresi nella Rete UE Natura 2000.

Sono in corso di predisposizione, a cura di esperti del mondo scientifico ed accademico, dettagliate e concrete linee guida per la tutela e valorizzazione delle risorse ecologiche dell’area aquilana. Una proposta per il turismo e l’economia montana basata sulle migliori conoscenze scientifiche disponibili, che permetta di conservare la qualità delle risorse naturali all’interno di un’offerta turistica, senza sprechi di risorse economiche ed ambientali e senza sottrarre risorse alla ricostruzione.

Molti i progetti, devastanti e anacronistici, presentati lo scorso febbraio con il Protocollo d’Intesa sottoscritto a Roma, a Palazzo Chigi, il 17 febbraio 2011, con grande enfasi.  Si tratta di progetti già visti, tirati fuori da vecchi cassetti, a scapito della biodiversità e del paesaggio di zone di particolare pregio del territorio aquilano.

Devastanti perché prevedono prioritariamente la modifica permanente del territorio con infrastrutture sciistiche, funiviarie, campi da golf, lottizzazioni nel cuore del sistema delle aree protette dell’Appennino, in aree ricchissime di biodiversità e risorse ecologiche e per questo ricadenti in zone SIC e ZPS, ai sensi di Direttive Comunitarie, e pertanto sottoposte a rigorosa tutela da parte dell’Unione Europea. Nessuna considerazione, neanche un accenno alla tutela delle specie animali e vegetali, nonché degli habitat di importanza comunitaria.

Anacronistici perché in tali progetti non vi è alcuna novità o analisi delle reali condizioni ed esigenze del territorio, ma solo vecchi  progetti più volte bloccati e che oggi si vuole far approvare con procedure di urgenza.

Il Protocollo, pur delineando in premessa, una serie di azioni per la valorizzazione ambientale e agrosilvopastorale, di fatto, poi, nella declinazione programmatico-finanziaria del documento, non fa altro che proporre solo lottizzazioni residenziali, ampliamenti della rete viaria, infrastrutture sciistiche e campi da golf.  

Il cemento ed il movimento terra sono, di fatto, l’unico motore dell’intesa:essa sembra unicamente rivolta a sottrarre risorse programmatiche, alla più urgente necessità di ricostruzione dei Centri storici. Interventi devastanti, a forte impatto ambientale e paesaggistico, sono ancora una volta riproposti come volano di ripresa dell’economia delle aree interne.

Le proposte non sembrano neanche rispondere alle reali necessità di lavoro del territorio.

 

Le criticità rilevate

Le ipotesi di “sviluppo” delineate nel Protocollo appaiono in palese contrasto con il quadro programmatico e pianificatorio vigente a tutti i livelli istituzionali: dalla Legge 394/91 (Legge quadro sui Parchi) ai Decreti istitutivi delle aree protette, dalla Regione alle Provincie ed agli stessi strumenti urbanistici comunali.  Tutti gli interventi, ancorché appena delineati, sono in palese contrasto con gli strumenti vigenti; per il loro devastante impatto abbisognano, inoltre, di una Valutazione Ambientale Strategica (VAS)  preliminare.

Molti sono gli interventi dati per “cantierabili” che non sono stati sottoposti a nessuna verifica tecnico-ambientale specifica, come ad esempio il collegamento sciistico tra le stazioni invernali di Ovindoli e Campo Felice, nel Parco Regionele Sirente Velino o la “Cittadella della Montagna” che si vuole far nascere in pieno Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

A rischio sarebbero ambienti di importanza prioritaria, specie di fauna e di flora particolarmente protette a livello nazionale e comunitario nonché i corridoi ecologici di grande importanza per alcune specie di animali particolarmente protetti, tra cui, prima di tutto, l’orso bruno marsicano, a causa di interventi in evidente contrasto anche con le raccomandazioni del PATOM (Piano di Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano) approvato e reso esecutivo dalla Regione con DGR n.469 del 14.6.2010.

Alcuni interventi, come i campi da golf in quota, sono stati più volte bocciati perché incompatibili con la vocazione ambientale dei luoghi e palesemente distruttivi delle unicità floristiche e faunistiche presenti sugli altopiani delle Rocche e di Piani di Pezza.

Il Protocollo delinea uno sviluppo che privilegia pochi comuni, senza prendere in considerazione una piattaforma diffusa di interventi ordinari, più moderati e rispondenti al rilancio ed all’incentivazione di quelle poche “resistenze produttive” sopravvissute e alla ripartenza di iniziative autoctone.

I progetti, se realizzati, comporterebbero la cancellazione dei valori ambientali e paesistici grazie ai quali l’Abruzzo è stato definito la Regione dei Parchi e che costituiscono, se correttamente gestiti, la principale risorsa economica di questi territori, come testimoniano i dati del IX Rapporto sul turismo natura, elaborato dall’Osservatorio Ecotur (Chieti, maggio 2011), che vede i parchi e le aree protette come il segmento più rappresentativo del turismo natura in Italia. Intercettare segmenti di domanda turistica in espansione (turismo verde), abbandonando il miraggio della “monocoltura” dello sci è l’unica alternativa praticabile.

 

Non sono considerati gli studi sui cambiamenti climatici e i loro effetti, per i prossimi anni, sul manto nevoso (sempre più scarso nella prima parte della stagione invernale), né sulle già scarse riserve idriche. L’acqua, in montagna, è bene indispensabile alla sopravvivenza delle attività agro-silvo-pastorali, nonché dei fragili e delicati ecosistemi montani, e non può essere dirottata su campi da golf e impianti di innevamento artificiale.

Inoltre, a fronte dell’enorme costo energetico e ambientale dell’innevamento artificiale, non è comunque garantito che l’ampliamento del demanio sciabile produca effetti benefici al turismo dell’area. In Italia, il numero degli sciatori ha subito un netto calo tra il 1997 ed il 2004 con una diminuzione del 24%.

Il Protocollo appare perciò non rispondente alle sue stesse premesse, velleitario per i contenuti e le proposte avanzate e illegittimo per le forme e le procedure ipotizzate.

Mentre è fin troppo chiaro che i costi degli interventi ricadrebbero sugli Enti pubblici, con fondi sottratti al rilancio economico di tutto il cratere, non è stata fatta nessuna considerazione sulla praticabilità economico-ambientale degli interventi. Il Protocollo è privo di qualsiasi analisi economica a favore del modello di sviluppo individuato, mentre ve ne sono decine che dimostrano, al contrario, che si tratta di un’impresa fallimentare.

Pescara, 22.07.2011

Firmato

ALTURA Abruzzo - CGIL Abruzzo - Circolo Valorizzazione Terre Pubbliche - Comitato acqua pubblica - Comitatus Aquilanus - Fare Verde Onlus - Forum Ambiente e Territorio Sinistra Ecologia e Libertà - Gruppo Naturalisti Rosciolo - Italia Nostra Abruzzo - LIPU Abruzzo - Mountain Wilderness Abruzzo - Pro Natura Abruzzo - Rifondazione Comunista - WWF Abruzzo

 

Atti del Convegno

Pubblichiamo in allegato gli atti del convegno interregionale Emilia Romagna-Toscana dal titolo “Eolico sì, Eolico no. Eolico???” svoltosi il 20 marzo 2010 ad Ozzano Emilia, organizzato da Pro Natura Emilia-Romagna e dall’Unione Bolognese Naturalisti, federata a Pro Natura.

 

Nota: il file allegato è un pdf di circa 7,50 Mb e potrebbe impiegare qualche minuto per il download o la visualizzazione.

 

Atti del Convegno

Pubblichiamo in allegato gli atti del convegno interregionale Emilia Romagna-Toscana dal titolo “Eolico sì, Eolico no. Eolico???” svoltosi il 20 marzo 2010 ad Ozzano Emilia, organizzato da Pro Natura Emilia-Romagna e dall’Unione Bolognese Naturalisti, federata a Pro Natura.

 

Nota: il file allegato è un pdf di circa 7,50 Mb e potrebbe impiegare qualche minuto per il download o la visualizzazione.