La Federazione Nazionale Pro Natura è la più antica associazione
ambientalista italiana. Infatti, se ufficialmente costituita nell'ottobre del 1959 con il nome di Pro Natura
Italica, in realtà è l’erede diretta del Movimento Italiano Protezione della Natura nato
nel giugno del 1948 a Sarre, in Valle d'Aosta, per volontà di alcuni naturalisti direttamente impegnati
nella salvaguardia dell'ambiente, riuniti intorno a Paolo e Renzo Videsott, quest'ultimo allora direttore del
Parco Nazionale Gran Paradiso.
Il MIPN funzionò dalla sua fondazione sino agli anni Cinquanta, con numerose sezioni diffuse soprattutto
nel Nord e Centro Italia (Torino, Milano, Vicenza, Trento, Genova). La caratterizzazione del MIPN, rispetto
alle associazioni sino ad allora operanti, fu data proprio dalla presa di coscienza delle implicazioni
sociali e politiche che l'impegno in difesa della natura e delle sue varie componenti, geologiche,
paesaggistiche, floristiche, faunistiche, comportava.
Tuttavia l'associazione seppe coniugare questa consapevolezza con il mantenimento di un assoluto rigore
scientifico nell'affrontare i vari problemi ecologici, senza lasciare spazio a facili contaminazioni emotive.
Nell’ottobre del 1959 per iniziativa della Pro Natura Torino, della Società Emiliana Pro
Montibus et Silvis, dell'Unione Bolognese Naturalisti, del Comitato Provinciale per la Protezione della
Natura di Genova, della Società Naturalisti Veronesi, del Comitato per la Protezione della Flora
e della Fauna del Carso, viene costituita la Pro Natura Italica.
Guidata all’inizio da Cesare Chiodi, presidente del Touring Club Italiano, negli anni successivi
la presidenza dell’associazione fu via via assunta da Valerio Giacomini, Alberto Silvestri, Francesco
Corbetta, Corrado Maria Daclon e Walter Giuliano, attuale presidente.
All’inizio degli anni Settanta, dal progetto di Valerio Giacomini - botanico ed ecologo
dell’Università di Roma - e Dario Paccino - giornalista e scrittore (suo il famoso
“L’imbroglio ecologico” edito da Einaudi) - nacque la testata “Natura Società”,
che dopo un periodo di sospensione ha ripreso le pubblicazioni trimestrali all’inizio degli anni Ottanta
con il nome “Natura e Società”, organo ufficiale di informazione della Federazione Nazionale
Pro Natura.
Metodo scientifico e attenzione sociopolitica hanno sempre accompagnato l’ormai ultracinquantennale
esistenza della Federazione Nazionale Pro Natura.
A guidarne l’azione, insieme alle norme statutarie, quel Documento Programmatico nato nel 1973 come
“Carta di Forlì”, poi aggiornato nel 1981, il cui testo viene qui di seguito riportato.
DOCUMENTO PROGRAMMATICO DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA
Questo documento rappresenta la linea programmatica della Federazione Nazionale Pro Natura di fronte ai principali
problemi di gestione, e di salvaguardia dell’ambiente; con esso l’opinione pubblica risulta informata
in maniera chiara della posizione della Federazione. A tale posizione dovranno attenersi tutti coloro che, in
varie circostanze, possono trovarsi a parlare in suo nome. Questo documento costituisce la modifica e
l’aggiornamento dell’analogo documento approvato nel 1973. Esso, come il precedente, va considerato
e utilizzato nella sua unitarietà.
PREMESSE
L’orientamento naturalistico della Federazione Nazionale Pro Natura costituisce un carattere originario
e distintivo; deve essere quindi considerato fondamentale. Adesioni individuale o collettive alla Federazione
Nazionale Pro Natura devono essere qualificate non soltanto da interessi scientifici o informativi, ma
soprattutto da una coscienza naturalistica nel senso più aderente all’attuale e più valida
problematica ecologica. Con pari forza deve essere affermata l’esigenza di un’apertura verso i
grandi problemi non soltanto scientifici, ma anche umani, propri di una concezione ecologica globale. Questa
esigenza deve impegnare criticamente non soltanto nei confronti degli stati di fatto, ma anche nei confronti
della cause profonde sia storiche che attuali.
CONSTATAZIONI DI PRINCIPIO
- L’uomo è parte integrante della natura e non può ritenersi indipendente dalle sue leggi.
Può e deve cercarne la conoscenza per tenerne conto ai fini di una corretta gestione ambientale.
- L’unico spazio di vita per l’uomo è la biosfera.
- Lo spazio del pianeta terra è limitato.
- Le risorse naturali ed energetiche sono limitate.
- L’attuale densità ed espansione di popolazione è, sia a livello mondiale, sia in Italia,
tale da provocare un eccessivo danno all’ambiente e alle risorse, danno che verrebbe aggravato se, come
è auspicabile, migliorassero le condizioni di vita di tutta l’u manità. Ogni ulteriore
incremento demografico provocherebbe un aggravarsi della situazione presente, già critica.
- Nei paesi industrializzati si è affermato un sistema produttivo competitivo che tende ad imporre e
propagare un aumento artificioso e indefinito della produzione, correlato con l’aumento dei consumi.
- L’attuale produzione basata sull’eccesso dei consumi e sullo spreco, è la maggiore
responsabile dello sfruttamento dissennato delle risorse e della produzione di rifiuti in quantità e
in qualità incompatibili con le limitate capacità di tolleranza dei sistemi ecologici.
- All’aumento della popolazione, dei consumi e dei rifiuti, si accompagna una sempre più ineguale
distribuzione delle risorse e dei prodotti e in generale all’aumento del divario tra paesi ricchi e paesi
poveri e un peggioramento delle condizioni degli strati sociali emarginati.
- L’attuale tendenza della popolazione all’inurbamento e al conseguente spopolamento rurale e
montano, che nei paesi industrializzati è conseguenza del fatto che il sistema attuale favorisce un
eccessivo passaggio delle attività di produzione primaria (agricoltura) a quelle di trasformazione
(industria) e terziarie, aggrava enormemente da un lato il problema ambientale e dall’altro porta a
fenomeni di disgregazione sociale nei centri urbani.
- La soluzione degli attuali problemi ambientali richiede precise scelte politiche e non solo interventi
tecnologici. La tecnologia quando è asservimento della scienza al profitto, e propone rimedi settoriali,
lungi dal risolvere il problema ambientale, tende ad aggravare il danno globale. Ricerca scientifica e
tecnologia non devono essere poste né al servizio del potere economico nè di qualsivoglia potere
centralizzato, ma essere sotto il controllo diretto della popolazione che deve conoscerne gli indirizzi e poterli
modificare nel senso di una rispondenza ai suoi bisogni reali.
- L’uomo non è al centro dell’universo e non possiede un diritto illimitato di vita o di
morte su quanto lo circonda. E’ quindi da condannare l’eliminazione di qualsiasi specie vivente,
se non necessaria, cioè se non collegata direttamente alla sopravvivenza dell’uomo.
- Si constata la progressiva cancellazione della diversità in natura : a cominciare dalla progressiva
erosione genetica provocata dalla domesticazione sino alla scomparsa di specie e ambienti naturali. Allo stesso
modo i modelli culturali dominanti tendono a imporsi, portando all’eliminazione totale di ogni
espressione culturale divergente.
- Qualsiasi azione in difesa dell’ambiente deve tener conto di quelli che sono i diritti fondamentali
dell’uomo, sanciti dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo dell’ONU. In particolare
diritto fondamentale di ogni uomo è quello di vivere, in ogni momento e luogo, in un ambiente che non
comprometta la sua salute fisica e mentale.
LINEA D’AZIONE
La Federazione Nazionale Pro Natura, ritiene pertanto necessario e urgente impegnarsi sui seguenti punti:
- Nelle attuali forme di produzione occorre superare la mentalità economicistica che, trascurando i reali
costi socio-ambientali, tende a valutare ogni azione in termini esclusivamente monetari e sempre a breve scadenza.
Occorre opporsi alla crescita continua della produzione di tipo consumistico, esigendo che venga sostituita con una
produzione finalizzata al soddisfacimento delle reali necessità primarie della popolazione. In particolare
la produzione agricola deve mirare a fornire alimenti sani e genuini evitando l’attuale subordinazione alla
logica economica dell’industria, che favorisce l’aumento (talora ingiustificato, giacché porta
a surplus che vengono poi perfidamente distrutti) della quantità a danno della qualità e porta
all’impiego di tecniche culturali nocive al suolo e alla salute. Vanno quindi scoraggiati soprattutto
l’uso eccessivo di prodotti chimici, che provocano inquinamento del suolo e alterazioni nella composizione
dei prodotti alimentari, e la meccanizzazione intensiva che richiede un alto consumo energetico e riduce i posti
di lavoro. Vanno invece favorite tecniche agrarie più naturali, che cioè non danneggino
l’equilibrio ambientale e sfruttino fonti di energia rinnovabili. Occorre inoltre, nei limiti del possibile,
evitare l’abbandono dei terreni agricoli marginali e favorirne il recupero.
Gli stessi criteri vanno applicati al settore zootecnico.
E’ necessario sostituire le tecniche di produzione industriale altamente inquinanti con altre che non
danneggino l’ambiente esterno e che non creino ambienti di lavoro nocivi. Quando è possibile occorre
riutilizzare tutti i prodotti di rifiuto riducendo in ogni modo il consumo di materie prime ed energia.
La produzione industriale dovrebbe infatti evitare ogni forma di spreco, puntando su prodotti durevoli e di
effettiva utilità e sui cicli chimici delle materie recuperabili e riutilizzabili. Si dovrebbe anche
fare un uso limitato di prodotti sintetici. Anche l’uso degli additivi negli ambienti dovrebbe essere
limitato a quei prodotti di provata innocuità, e ai casi in cui siano strettamente necessari per la
conservazione del prodotto stesso; in genere vanno evitate le manipolazioni non necessarie dei prodotti
alimentari.
L’industria farmaceutica, in quanto servizio di interesse sociale, non può essere assoggettata a una
logica aziendale che risulti essere in contrasto con la salute dei cittadini. I farmaci inutili o di non provata
innocuità, dovrebbero essere eliminati e in genere le l’abuso del medicinali, tipico della nostra
società, va combattuto. E’ necessario perseguire ed appoggiare una politica internazionale per il
disarmo, con il progressivo smantellamento dell’industria bellica, la cui produzione provoca effetti negativi
sull’ambiente naturale e, oltre ad essere moralmente condannabile, costituisce uno spreco immane di risorse
sottratte ad impieghi socialmente utili ed impellenti.
- Il problema energetico va innanzitutto affrontato riducendo i consumi ed eliminando i troppo numerosi sprechi,
sia nel settore civile, sia soprattutto nel settore industriale, già nella fase di progettazione degli
edifici, mezzi di trasporto e tecniche produttive.
Nella ricerca e nelle scelte energetiche la priorità va data alle forme di energia rinnovabili. Vanno invece
eliminate quelle forme energetiche che, come l’energia nucleare, non sono sufficientemente sicure e
richiedono controlli di tipo militare, quindi al di fuori della possibilità di gestione democratica. Va
incoraggiata la produzione autonoma di energia, purché nel rispetto dell’ambiente.
- Occorre giungere ad una stabilizzazione del livello della popolazione e, in un secondo tempo, ad una
progressiva riduzione, date le condizioni di massiccia antropizzazione e l’alto consumo di risorse tipiche
di un paese industriale come l’Italia. Questo è ottenibile organizzando una vasta campagna di
pianificazione familiare, che diffonda la conoscenza dell’attuale situazione, senza però interferire
con la libera scelta della coppia.
- E’ necessario giungere ad una pianificazione del territorio che assicuri una tutela reale degli ambienti
naturali ancora esistenti e delle specie vegetali ed animali, in modo da garantire anche la conservazione della
variabilità genetica. L’istituzione di riserve e parchi naturali può essere soltanto un momento
all’interno di questa pianificazione in cui va compresa un’opera di ricreazione dell’ equilibrio
naturale. L’eliminazione delle fonti di inquinamento, la reintroduzione di specie animali o vegetali localmente
estinte, una rigorosa regolamentazione della caccia, una limitazione dell’attività edilizia a scopo
turistico, sono altre condizioni imprescindibili per realizzare un’adeguata politica ambientale.
Occorre ricercare un rapporto equilibrato tra città e territorio, eliminando le cause della crescita
incontrollata dei centri urbani a danno del tessuto rurale maggiormente produttivo. E’ pure necessario
ricreare nelle città condizioni di vita accettabili attraverso:
una riorganizzazione dello spazio urbano che elimini gli squilibri tra le diverse zone della città, ponendo
fine alla dualità fra centro, talvolta fortemente privilegiato e sede di attività terziarie, talaltra
ghetto di emarginazione, e periferia, ridotta in alcuni casi a zona dormitorio;
- la creazione di isole pedonali e di spazi verdi realmente agibili e la progressiva rimozione delle barriere
architettoniche;
- lo sviluppo dei trasporti pubblici, la riduzione del trasporto privato e la salvaguardia delle esigenze del
ciclista e del pedone
- il risanamento dei centri storici, che vanno restituiti alla loro funzione abitativa;
- la creazione dei servizi collettivi necessari;
- una distribuzione razionale degli insediamenti industriali e dei posti di lavoro che riduca il pendolarismo,
con benefici effetti sul traffico.
- Le scelte che riguardano il territorio e la salute, devono essere direttamente gestite dai cittadini: questo
si può realizzare solo attraverso
una informazione effettiva e un decentramento del potere decisionale , ed implica la necessità di elevare
il livello culturale della popolazione , in modo che tutti possano consapevolmente partecipare alla gestione
dell’ambiente, portando il proprio contributo. Un’adeguata educazione naturalistica, comprendente
anche un’educazione demografica, alimentare e sanitaria è un obbiettivo basilare.
La Federazione Nazionale Pro Natura è ben conscia dell’enorme difficoltà di soluzione dei
problemi connessi con quanto sopra esposto, e ritiene che sia necessario e urgente agire secondo una politica
strategica a lungo termine basata su quanto detto sopra, e una politica tattica a breve e medio termine
per l’adozione immediata o il più sollecita possibile di tutti i provvedimenti atti ad eliminare
i consumi non essenziali e gli sprechi, a migliorare la distribuzione dei beni, a conservare l’ambiente
nell’integrità dei suoi valori.
Pertanto le Associazione aderenti sono tenute a:
- Promuovere, con mezzi adatti, la diffusione in sede locale dei principi sopra esposti, tenendo ben presente
l’importanza che devono assumere l’informazione negli scopi dell’Associazione.
- Intervenire presso le Amministrazioni e gli Enti locali per promuovere attività ed iniziative
conseguenti.
- Responsabilizzarsi nei confronti dell’utilizzazione del territorio, studiando mezzi opportuni,
sia per segnalare e denunciare gli abusi, sia per salvaguardare le caratteristiche ambientali.
- Appoggiare le attività non distruttive dell’ambiente, riconoscendo in particolare
all’agricoltura ecologicamente sana una importante funzione per la produzione dei beni primari e
la conservazione dell’equilibrio del territorio.
Un altro elemento di diversità distingue la Federazione Nazionale Pro Natura da tutte le altre
associazioni: il federalismo.
Una scelta praticata e perseguita sin dall'inizio, con il rifiuto di un centralismo che ne avrebbe forse
rafforzato il ruolo nazionale, ma avrebbe tolto respiro e autonomia alle decine di realtà locali
che con le loro battaglie concrete hanno fatto e fanno la storia della Federazione Nazionale Pro Natura
che mai ha ceduto alle tentazioni di divenire lobby affaristica o fiancheggiatrice dei gruppi di potere
politico o economico.
Nessuna forzatura e a volte artificiosa presenza decentrata, ma una casa comune nazionale pronta ad
accogliere le realtà vive che di volta in volta, magari su battaglie ed esigenze specifiche di
determinati territori, si coagulavano trovando un riferimento forte, anche se organizzativamente leggero,
nella Federazione Nazionale.
Anche così si spiega il turn over che l'associazione ha registrato accanto alle presenza radicata
di molte associazioni maggiori, strutturate in maniera più consistente.
Un segnale di vivacità, di adattabilità, di elasticità per una realtà
federativa che rimane a tutt'oggi presente in gran parte del paese.