Sull’onda di un’esperienza pilota avviata in Abruzzo, il Centro nazionale di Inanellamento dell’ISPRA (ex INFS) ha deciso di coordinare un progetto simultaneo di inanellamento di coppie in riproduzione di Fratino (Charadrius alexandrinus) con anelli visibili a distanza.
Si tratta della prima esperienza su larga scala, anche se limitata nel numero di esemplari marcabili, in quanto coinvolge nella stagione riproduttiva 2010 la costa adriatica centro settentrionale, dall’Abruzzo, appunto, al Veneto, con un approccio di rete.
Ogni Regione ha a disposizione 20 anelli colorati, riportanti una sigla alfabetica di due lettere; in Abruzzo gli anelli disponibili sono 40 e per la prima volta, in via sperimentale, in quella regione 20 degli esemplari marcati sono stati dotati anche di data logger, sorta di minuscoli chip in grado di memorizzare gli spostamenti compiuti dagli individui che li “indossano”.
L’ambizioso obiettivo di questa delicata sperimentazione (l’impatto dei data logger va valutato con estrema cautela) è l’acquisizione di dati concreti sui reali movimenti effettuati dalla specie in Italia e, soprattutto, raccogliere elementi che consentano di capire la portata del fenomeno di dispersione riproduttiva che la interessa.
Piccolo limicolo che predilige i litorali sabbiosi e le zone barenali, il fratino infatti è sempre più minacciato dalla progressiva antropizzazione degli arenili, a partire dalla loro pulizia meccanizzata che, se non regolamentata, ne distrugge sistematicamente i nidi, costruiti già da fine marzo - aprile direttamente sulla sabbia, senza sostanzialmente alcuna protezione se non la capacità mimetica. Forte rischio aggiuntivo è rappresentato dal continuo disturbo arrecato dalle persone che frequentano le spiagge sin dai primi tepori primaverili, spesso con cani non trattenuti a guinzaglio.
In situazioni particolari anche la predazione, soprattutto da parte delle cornacchie, assume caratteri rilevanti.
Nelle Regioni settentrionali la popolazione nidificante ha subito un preoccupante declino negli ultimi decenni e dappertutto, proprio per i motivi sopra accennati, il successo riproduttivo è talmente modesto da rendere necessario inquadrare al meglio i fattori condizionanti in vista dello sviluppo di misure di salvaguardia, niente affatto semplici da progettare in situazioni di sfruttamento estremo di un turismo balneare non sensibilizzato. Alcuni indizi fanno ritenere che, dopo i primi infruttuosi tentativi di riprodursi, le coppie disertino gli abituali siti di nidificazione, ma non si conoscono ancora le modalità con cui avviene questa dispersione.
Nelle Marche la popolazione nidificante si è stabilizzata ultimamente su un numero complessivo di coppie che frequenta gli unici due siti accertati (Litorale di Senigallia e Lido di Fermo), che si aggira tra le 15 e le 20.
In Abruzzo sono stati di recente individuati due siti piuttosto importanti.
Le osservazioni effettuate a seguito di questo primo anno di sperimentazione iniziano già ad apportare indicazioni interessanti, che si incrementeranno sicuramente nel corso dei prossimi mesi, fornendo anche la possibilità di accertare l’ipotizzata sedentarietà di alcuni esemplari.
Sarebbe auspicabile che anche le Amministrazioni imparassero ad apprezzare l’importanza della specie, non solo da un punto di vista meramente naturalistico ma anche nell’ottica di un’offerta turistica di qualità, inserendo ad esempio la presenza del fratino, o di altri indicatori biologici, e la capacità di mantenere un ambiente litoraneo idoneo alla loro conservazione, fra i parametri di valutazione di qualità delle aree balneari quali la Bandiera Blu.
