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TAV Torino - Lione: un anno decisivo

Pro Natura Piemonte rileva che la situazione attuale della Torino-Lione vede un contributo di 760 milioni dell’Unione Europea per il tunnel di base (decisamente pochi a fronte dei 14 miliardi di preventivo per questa parte) e null’altro. Mancano gli impegni finanziari dei due paesi, e manca la decisione del punto da cui farlo uscire da parte italiana: una questione importante perchè condiziona il futuro percorso sino a Torino e perchè bisogna prenderla subito, altrimenti svanisce tutto. Ma per scegliere una soluzione di destra con imbocco a chiomonte manca qualsiasi studio e la sua fattibilità è ancora da verificare, mentre la ripresa del vecchio tracciato di Venaus sarebbe possibile, ma ora che tutti hanno riconosciuto che è da cambiare, far marcia indietro vorrebbe dire trovarsi davanti più ostacoli di prima.

Al di là dell’apparente decisionismo, nel campo dei promotori vi è piena confusione. Per contro l’opposizione è sempre dura e diventa più articolata: l’ultima iniziativa è quella di frazionare alcuni terreni strategici, su cui potrebbero essere avviate pratiche di esproprio, in migliaia di lotti di un metro quadrato da intestare a quanti vogliano partecipare alla nostra lotta. In caso di confronto si sarebbe molto più avvantaggiati che in passato.

In questa situazione c’è stata la convocazione del tavolo politico, che deve decidere la continuazione o meno dell’Osservatorio: un organo tecnico di confronto tra tutte le realtà interessate. La maggior parte dei sindaci è per la prosecuzione, anche per il fatto che, mentre si discute, restano congelate tutte le altre procedure amministrative. Un 20% degli amministratori ed i comitati No Tav ne chiede l’abbandono perchè l’Osservatorio, spacciato per organo di concertazione con l’attribuzione di risultati che non ha avuto, è stato usato come grimaldello per ottenere i fondi europei.

Tecnicamente dovremmo essere su una posizione ancor più estrema rispetto all’Osservatorio, perchè il nostro vicepresidente Mario Cavargna ha fatto una dettagliata analisi tecnica del contenuto dei 2 “Quaderni” ed ha riscontrato 75 punti in cui non dicono la verità od assumono una posizione inaccettabilmente squilibrata a favore dei promotori della linea. Nella realtà questa nostra convinzione ci lascia ancora spazi per una comprensione del ruolo parallelo che hanno deciso di seguire i sindaci.

Si tratta di due percorsi differenti: quello dei Comitati, inteso a ribadire puntualmente le questioni di principio, e quello seguito dai Sindaci, con una linea di difesa che consente alla controparte qualche affermazione, ma conserva la “linea del Piave” di contrarietà a qualsiasi cantiere, fosse anche solo per dei piccoli sondaggi.

In sostanza il prodotto del tavolo politico dei giorni scorsi è stato questo: almeno sulla carta non si dice no al tunnel, ma neanche sì; non si parte con i tracciati, ma con scenari di trasporto che, nelle intenzioni del Governo, sono quasi la stessa cosa, ma comunque non sono ancora progetti effettivi; infine si indirizza la discussione sul nodo di Torino che, se fosse realmente affrontato, ci regalerebbe alcuni anni di quiete. Perchè è indubbio che abbiamo ragioni da vendere, ma per farle valere abbiamo bisogno che maturino le circostanze esterne, come il peso economico di queste opere sconsiderate e dei loro pessimi risultati di esercizio.

Pro Natura Piemonte ritiene sia sufficiente resistere ancora per un anno, anche se sarà un anno difficile, perchè anche gli altri sanno che si va all’ultimo appello, dopo di che il progetto passa in coda.

E proprio perchè ci attendono momenti delicati come nel 2005 è necessario che si abbia coscienza che tra pochi mesi dovremo tornare a lavorare insieme, Amministratori pubblici, Comitati e Associazioni, facendo quello sforzo di comprensione reciproco che oggi manca un po’ a tutti, ma soprattutto ai Comitati.

19 febbraio 2008
Pro Natura Piemonte
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