La Colombia è un paese meraviglioso. Gli angoli più selvaggi del pianeta sono conservati in questo scrigno di terra insieme a immense risorse naturali, e la popolazione, pacifica e solare, rispecchia le meraviglie che la natura ha donato così generosamente a questo sfortunato paese.
Purtroppo in Colombia da 53 anni si combatte una furiosa guerra civile che coinvolge due gruppi di guerriglia, le FARC comuniste e l’ELN composto da gruppi più moderati, l’esercito regolare e i paramilitari.
Descrivere in poche righe la situazione di un paese come la Colombia è, ovviamente, impossibile.
Si è soliti rimandare tutti i problemi della Colombia al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Questo è altamente limitativo per spiegare la situazione in essere. Il narcotraffico è una delle cause , e forse neanche la maggiore, del disastro sociale della Colombia.
Il Plan Colombia, ovvero un piano di investimenti militari e strutturali concordato dal Governo conservatore di A. Pasrtrana con gli Stati Uniti, per un ammontare circa di 1,3 miliardi di dollari, sta accelerando l’escalation della violenza contro gli abitanti delle campagne interessate dai megaprogetti strutturali presenti nel Plan; questo affinché si liberino velocemente i territori.
Basti pensare, a riprova di quanto detto, che Bogotà è passata in pochi anni da 4 a 8,5 milioni di abitanti. Il processo di “desplazamento” forzato dalle campagne di milioni di uomini ha fatto nascere enormi bidonville ai margini delle città che si sono trasformate in dantesche megalopoli.
Oltre a questo è necessario aggiungere che tutti i soggetti coinvolti nel disastro sociale della Colombia, siano essi guerriglieri, paramilitari, narcotrafficanti sono profondamente legati con il mondo politico ai più alti livelli.


