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Ricordare Alexander Langer: cinque immagini di impegno e speranza

di Pinuccia Montanari

 

Abstract

Il presente  contributo si sofferma su alcuni temi centrali della figura di Alexander Langer. “Profeta verde” e precursore della transizione ecologica. Il pensiero di Alexander Langer ha indicato limiti e possibilità di una nuova coscienza ambientale, della giustizia e della convivenza. La sua biografia, segnata dalla fragilità e dalla solitudine, è testimonianza di un modo diverso di intendere la politica, come cura e responsabilità. La sua eredità, fondata sulla conversione ecologica e sulla radicalità della nonviolenza, resta oggi di grande attualità.

Parole chiave: profeta verde – semina verde – virtù verdi – conversione ecologica – coscienza ecologica – transizione ecologica

 

Introduzione

In questi ultimi anni — e in particolare in questo periodo — sono usciti tantissimi libri, articoli, documentari, convegni dedicati ad Alexander Langer. La sua figura è tornata al centro del dibattito politico, culturale ed ecologico. Ma, proprio per questo, non è facile scrivere qualcosa di originale. Per molti che lo hanno incontrato negli anni Ottanta e Novanta, Langer è stato un maestro di vita oltre che un politico, capace di intrecciare pensiero ed esperienza concreta. Non lo si è conosciuto soltanto come leader dei Verdi europei, ma come “uomo del dialogo” e “costruttore di ponti”, impegnato in un’Europa attraversata da guerre e contraddizioni.

E allora ho deciso di fare un passo indietro. Non un’analisi, non una sintesi, ma un ricordo personale. Una testimonianza. Vorrei condividere  in questo breve articolo cinque immagini. Cinque momenti che, per me, restituiscono il senso profondo del suo impegno e della sua personalità..

 

1. La pace come azione concreta

La prima immagine riguarda il suo modo di intendere la pace.

Durante un Consiglio federale nazionale dei Verdi — era l’inizio degli anni ’90, e il conflitto in ex Jugoslavia non era ancora esploso — arrivarono testimonianze drammatiche: madri di Lubiana, Zagabria, Sarajevo chiedevano aiuto. Chiedevano un sostegno internazionale per evitare la guerra. Non volevano che i loro figli morissero in guerra.

Alex , così lo chiamavamo, non rispose con un documento, né con una dichiarazione stampa. Propose un’azione diretta: "Vediamoci domani mattina alle cinque a Mestre. Partiamo. Andiamo a incontrare quelle donne, gli intellettuali, i movimenti pacifisti, per costruire la pace dal basso".

Questa era la sua idea di pace: non un’astrazione, ma un cammino, spesso faticoso, che passa per la mediazione, l’ascolto, la prossimità.

Langer è stato una figura necessaria per l’Europa: uomo di frontiera geografica e culturale, parlamentare europeo ha incarnato la tensione verso la convivenza tra etnie, religioni, linguaggi politici. Il suo stesso vissuto sudtirolese lo aveva educato alla ricerca di mediazioni. La sua esistenza è stata risposta concreta all’urgenza di abbattere muri e dare voce ai dimenticati. La sua biografia si intreccia con le ferite della storia: i conflitti etnici in Alto Adige, la guerra nei Balcani, l’incapacità dell’Europa di rispondere con coraggio. La sua fragilità, lungi dall’essere debolezza, era la forza di una sensibilità radicale. Ma questa sensibilità lo portò a una solitudine crescente, quella che spesso accompagna i profeti quando restano inascoltati. Langer sognava un’Europa solidale ed ecologista. Ma il sogno si infranse contro le guerre jugoslave e l’indifferenza delle istituzioni. Le sue lettere da Sarajevo restano testimonianze uniche: parole di dolore e speranza, scritte da chi aveva scelto di stare sul confine, sia geografico sia esistenziale. La sua morte, nel 1995, segna non solo la fine di una vita, ma anche la frattura di un sogno collettivo.

 

2. L’ambiente come giustizia sociale

Il secondo punto riguarda l’ambiente. Nel 1992 partecipammo insieme alla Conferenza ONU di Rio de Janeiro, l’UNCED, la famosa “Earth Summit”.

Alex era ovunque: camminava tra i gazebo del Forum della società civile, ascoltava i movimenti indigeni, discuteva con ONG africane, e poi, un’ora dopo, lo vedevi intervenire accanto a capi di Stato o confrontarsi con Al Gore. Ogni sera sotto l’albero poi restituiva a tutti noi le riflessioni che aveva elaborato

Per lui, l’ambiente non era una questione solo politica o tecnologica o scientifica. . Era radicato nella vita dei popoli. Ricordo in particolare il suo sostegno alla causa degli Xavantes, una popolazione indigena a cui si cercava di restituire le terre ancestrali sottratte.

Alex parlava di “ecologia integrale” prima ancora che l’espressione venisse usata nella Laudato si. Non c’è ambiente senza giustizia. Non c’è sviluppo senza dignità.

Il volume Il viaggiatore leggero raccoglie i nuclei più significativi del suo pensiero. Langer aveva intuito i limiti dello sviluppo e la necessità di una “conversione ecologica” della società. Denunciava lo “scambio predatorio” tra l’uomo e la natura, la nostra insolvenza verso la terra e i popoli del Sud del mondo. Per questo rigettava l’uso acritico del concetto di “sviluppo sostenibile” e proponeva invece di rallentare: lentius, profundius, suavius.
Alle virtù politiche tradizionali affiancava le virtù verdi: consapevolezza dei limiti, autolimitazione, conversione ecologica. La sua proposta anticipava le sfide odierne della transizione ecologica e del cambiamento climatico.

 

3. Una fede che unisce, non che divide

Il terzo punto è più intimo, ma per me molto importante: la dimensione religiosa.

A Rio, un giorno ci portò in una grande chiesa. Entrammo, eravamo io Alex e Christopher Backer, ci sedemmo in silenzio. Alex aprì la sua Bibbia, scritta in ebraico e francese, e iniziò a leggere ad alta voce. Pregammo insieme, in una lingua che non tutti capivamo, ma che aveva la forza della verità.

Alex era figlio di padre ebreo viennese, cresciuto nella cultura cristiana della madre in Alto Adige e profondamente aperto al dialogo interreligioso. Era una figura con una straordinaria dimensione di spiritualità . Per lui, la dimensione religiosa era alla radice dell’impegno civile. Un nutrimento dell’anima, che lo teneva saldo nei momenti più difficili.  Tra i suoi scritti più incisivi troviamo l’invito a “piantare la carità nella politica”. Non era un richiamo al sentimentalismo, ma a una prassi di ascolto, inclusione e giustizia sociale. In un mondo dove tutto tende a ridursi a merce, Langer rivendicava anche la necessità del gratuito: “Abbiamo bisogno di occasioni ed opportunità gratuite nella nostra vita… una fontana pubblica, una bicicletta in prestito, un mercatino di scambio dell’usato” (Langer, 1991). La politica, per lui, era cura, compassione, attenzione quotidiana ai bisogni concreti delle persone.

 

4. L'Albania e il passaggio alla democrazia

Il quarto ricordo ci porta in Albania, in un momento di grande tensione: la caduta del regime di Ramiz Alia e del comunismo autarchico del paese e la transizione alla democrazia. Come Presidente della Commissione Albania, Romania e Bulgaria del Parlamento europeo,  Alex fu tra i pochi europei a mettersi in viaggio per sostenere questo passaggio in modo nonviolento. Nelle strade di Tirana, i giovani lo riconoscevano, lo salutavano come un eroe. Era per loro un punto di riferimento, una voce libera in un’Europa spesso muta. Lui era presente, era lì dove si giocava il destino della storia di quel paese. Incontrammo il Presidente della Repubblica, e in quella occasione chiese di salvare le meravigliose piante monumentali tra Durazzo e Valona. Rischiavano di essere abbattute per farne legna, in un paese affamato. Anche lì, Alex ci ricordava che la dignità passa anche attraverso la salvaguardia degli alberi storici, la tutela del paesaggio come tutela della propria identità , i simboli della memoria collettiva. Nella sua militanza, Langer propose un modo nuovo di intendere la politica: etica, dialogica, ecologista. Non impose mai coerenze assolute, accettò le contraddizioni come parte del reale, preferendo le domande alle risposte preconfezionate. Per lui la politica non era potere, ma responsabilità per la vita, per la natura, per i popoli dimenticati.

 

5. Rallentare per andare più in profondità

Infine, l’ultima immagine riguarda il tempo, o meglio: il modo di vivere il tempo. Alex ci metteva in guardia da quella che chiamava la "religione del più": più veloce, più forte, più competitivo. Diceva che il vero progresso non è nella corsa, ma nella profondità. Proponeva di rallentare. Di cercare il “più dolce, più profondo, più umano”.

Diceva anche  che bisognava essere “portatori di speranza”, anche quando la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a realizzare è grande. Anche quando si rischia la delusione. Mi telefono’ quella mattina in cui era uscito un suo articolo su Il manifesto dedicato alla tragica fine di Petra Kelly; mi disse di leggerlo e dirgli cosa ne pensassi. Gli risposi che lo avevo letto e che mi aveva molto colpito la frase sull’essere degli hofnungtrager, dei portatori di speranza. Avevo fatto la mia tesi sul principio speranza di Ernst Bloch e il rapporto con Moltmann. Ci soffermammo su Moltmann e su come la speranza/ la resurrezione passi attraverso la croce in Moltmann.

Parlammo di Bonhoeffer e del fatto che era morto in un campo dì concentramento.

 

Conclusione: L’eredità di Alex

Alexander Langer ci ha lasciato troppo presto, nel 1995, togliendosi la vita. Un gesto che ha sconvolto tutti, ma che non deve offuscare la grandezza del suo percorso.

Oggi, quando parliamo di ecologia, diritti, pace, spiritualità, la sua voce è ancora viva. È viva ogni volta che qualcuno prova a mediare anziché urlare. A costruire ponti invece che muri. A rallentare per sentire meglio il battito del mondo.

 

“La speranza come disobbedienza dolce”

Quando penso ad Alex oggi, lo immagino su una collina, con lo zaino in spalla e il passo leggero. Non corre. Non urla. Non domina. Cammina. Rallenta. Ascolta.

Diceva: “La conversione ecologica sarà possibile solo se apparirà socialmente desiderabile.” Cioè: se sapremo renderla bella, giusta, umana. Ecco perché non basta avere ragione: bisogna convincere con dolcezza. Non basta denunciare: bisogna mostrare un’alternativa. E non basta sperare: bisogna essere speranza.

Alex, in fondo, era questo: una disobbedienza dolce, una forma vivente di resistenza pacifica interamente aperta al mondo. E ti faceva sentire parte del mondo. E oggi, in un tempo in cui il cinismo sembra l’unica lingua ammessa, in cui la guerra torna a bussare, in cui la crisi ecologica ci scuote ogni giorno, forse il modo più radicale di essere giornalisti, cittadini, esseri umani… è ancora quello di Alex. Camminare piano. Guardare in profondità. E portare speranza, anche quando sembra poca.

 

Conclusione

L’eredità di Langer può essere riassunta in tre nuclei:

  • una spiritualità laica e profetica, capace di leggere i segni dei tempi;
  • un pensiero ecologista sistemico, che univa pace, giustizia sociale e tutela del pianeta;
  • il motto “più lentamente, più profondamente, più dolcemente”, un testamento etico-politico.

Oggi, in un’epoca segnata da nuove guerre, crisi ambientali e solitudini, la sua radicalità – intesa come ritorno alle radici dell’umano – appare più che mai necessaria.

Alexander Langer resta una delle figure più luminose e tragiche della politica europea. Uomo del dialogo, costruttore di ponti, profeta ecologista, ci ha consegnato un’eredità che ancora attende di essere raccolta. La sua vita e la sua morte ci interrogano: non basta ricordarlo, occorre trasformare il suo pensiero in pratiche di pace, giustizia e cura del pianeta.

 

Bibliografia

Ciuffreda, G. (2005). Una vita più semplice. Biografia e parole di Alexander Langer. Con un’intervista di Adriano Sofri. Altraeconomia.

Colombo, L. (2009). Il pensiero pedagogico di Alexander Langer: verso una cultura del limite e della convivenza [Tesi di laurea, Università di Modena e Reggio Emilia].

Fofi, G. (1996). In memoria di Alexander Langer. Feltrinelli.

Langer, A. (1996). Lettere da Sarajevo. Sellerio.

Langer, A. (2013). Il viaggiatore leggero. Scritti (1961-1995) (E. Rabini, A cura di). Sellerio. (Opera originale pubblicata 1991).

Levi, F. (2007). In viaggio con Alex: la vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1995). Feltrinelli.

Alexander Langer - Quei ponti sulla Drina, Idee per un’Europa di pace, a cura di Sabina Langer ed Edi  Rabini, Infinito Edizioni,ottobre 2020.

Lo sguardo di Alex sulla pace. Rileggere Alexander Langer da Sarajevo a Kyiv. Con una prefazione di Goffredo Fofi. Testidi Luca Cirese, Massimo De Maio, Giancarlo Fedeli, Giovanna Grenga, Pinuccia Montanari, Angelo Moretti, Marianella Sclavi,

Alexander Langer, Costruttore di ponti, a cura di Marco Boato, La Scuola di Brescia, 2015.

Marzorati, M., & Valpiana, M. (a cura di). (2016). Alexander Langer: Una buona politica per riparare il mondo. Legambiente.

Montanari, P. I Corpi civili di pace. Una proposta per l’Europa nella prospettiva di Alexander Langer, 2025

Moro, G. (2006). Il pensiero politico di Alexander Langer: ecologia, pace, convivenza. Carocci.

Peccei, A., & Meadows, D. H. (1972). I limiti dello sviluppo. Mondadori.

Zanotelli, A. (2002). Alex Langer: profeta della convivenza. EMI.

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