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Benessere o guerressere?

L'Italia (e l'Europa) non hanno soldi per sanità, scuola, servizi sociali. Ma per armi e guerre sì.

Ferdinando Boero

 

Tutto sembrava andare per il verso giusto, nel 2015, quando Papa Francesco pubblicò Laudato Si’, l’Enciclica in cui, per la prima volta nella storia, un Pontefice chiede la conversione a una scienza: la conversione ecologica, la conversione all’ecologia. Sempre nel 2015, la Conferenza delle Parti, a Parigi, decreta la necessità di una transizione ecologica: la trasformazione dei sistemi di produzione e consumo verso la sostenibilità. Buone intenzioni che la Commissione Europea decide di trasformare in fatti, con il New Green Deal, il Nuovo patto verde. La transizione energetica, la transizione alimentare e l’economia circolare non sono solo sogni, diventano il programma politico di un’Unione Europea decisa a dare l’esempio al mondo: dalla conversione alla transizione ecologica. Dopotutto la rivoluzione industriale, il punto di partenza di un saccheggio dissennato del pianeta, era partita dall’Europa. Gli USA altro non erano che una sua propaggine, diventata ancora più efficiente nel saccheggio. E l’Asia inquinava per conto nostro, visto che lì avevamo trasferito le produzioni più inquinanti. Dopo aver depredato le risorse naturali del pianeta, diventato una pattumiera, gli europei decisero che fosse venuto il momento di dire basta, senza attendere che lo facessero altri. La comunità scientifica avvertiva da decenni che il pianeta sarebbe diventato in gran parte inospitale per noi e per il nostro stile di vita. Non si trattava di tornare indietro, ma di andare avanti. Uscire dall’era della combustione e entrare in un’era di energie pulite, di efficienza delle produzioni, di abolizione degli sprechi. Il benessere ottenuto in modo distruttivo doveva cambiare, per restare benessere. L’Europa è la patria del benessere, del welfare. C’è lavoro da fare per omogeneizzare culture così complementari, ma i giovani sono pronti, si sentono europei a tutti gli effetti, grazie ai programmi Erasmus. Tutti parlano inglese, anche se il Regno Unito ha deciso di staccarsi. Che fessi. Il benessere materiale, la sicurezza sociale, l’istruzione, l’assistenza sanitaria sono diritti, o quasi, in un’Europa che vuole continuare a star bene. Per farlo, deve pensare non solo al benessere umano, ma anche a quello degli ecosistemi: salute unica. Non possiamo pensare di essere sani in un mondo malato.

Non c’è mai stata prima una volontà così unanime, o quasi, di lasciarsi dietro alle spalle un mondo grigio e di addentrarsi in un mondo verde e blu. Bisognava solo smetterla di bruciare carbone, petrolio e gas, e di costruire aggeggi inquinanti, case inquinanti, città inquinanti, agricoltura inquinante. C’erano le risorse per progettare un nuovo futuro. Sembrava fatta.

Poi iniziò la reazione. Vendere combustibili fossili rende. Come anche continuare a produrre nel solito vecchio modo. Le promesse cominciarono a non essere mantenute. Le date di scadenza degli obiettivi di sostenibilità slittarono sempre di più verso il futuro. I soldi e la finanza iniziarono a reagire con tutti i mezzi a loro disposizione. Televisioni, giornali, riviste, reti sociali. Per non parlare di politici blanditi con compensi generosissimi per consulenze e conferenze. Magari per ostacolare ogni transizione. Il negazionismo climatico prende il potere in USA, e non solo.

I giovani che chiedevano agli anziani, responsabili delle crisi ecologiche, di mantenere le promesse cominciarono ad essere presi in giro. Greta Thunberg, che arringa le Nazioni Unite, rimproverandole di parlare solo di soldi mentre il mondo stava bruciando, diventa la leader di una massa di “gretini”. Accusati di non avere nulla da proporre, quando la loro richiesta è che si realizzino le riforme strutturali proposte dai “grandi”. Se bloccano una strada o imbrattano di vernice (lavabile) un monumento o il vetro che protegge un’opera d’arte, sono ecovandali, ecoterroristi. Si inizia a parlare di lobby green, di complotti tesi a distruggere l’economia corrente a vantaggio di profittatori delle pale eoliche e delle auto elettriche, per non parlare dei pannelli solari. Campagne martellanti chiedono rinnovata fiducia nelle centrali nucleari, con la promessa di una fusione nucleare che ci metterà al riparo da tutto.

L’invasione russa dell’Ucraina, diventa un’occasione d’oro per cambiare rotta: la Russia è una minaccia esistenziale per l’Europa e si appresta ad invaderci! Ci dobbiamo armare! I russi, dal canto loro, hanno una visione speculare e, vedendo sempre più vicina la NATO ai loro confini, con le sue testate nucleari, percepiscono una minaccia altrettanto esistenziale e si lanciano in una guerra che sembra la prima guerra mondiale: migliaia di morti in uno stillicidio di avanzate e ritirate, con bombardamenti mediatici da entrambe le parti. Anche loro non usano la parola guerra: l’invasione del Don Bass è un’operazione speciale. Suona meglio. Nel frattempo altre guerre. Iran, Siria, Sudan, il genocidio in atto a Gaza, e i profughi che scappano da condizioni inumane.

Il primo e ultimo Ministro della Transizione Ecologica, caduto il governo di cui faceva parte, passa a dirigere una fabbrica di armi e in televisione avverte che se la casa è in fiamme (il fuoco lo hanno appiccato i russi) non possiamo pensare agli ospedali, alla ricerca, alla scuola, all’aria e all’acqua. Dobbiamo spegnere quell’incendio, e l’unico modo per farlo è di armarci più di “loro”. Deterrenza. E si spolvera il latino: si vis pacem para bellum.

La seconda Commissione Von der Leyen non è da meno: diventa scettica riguardo al Green Deal, etichettato come “ecofollia”, e lancia un’altra iniziativa in direzione diametralmente opposta: Rearm Europe. Riarmiamo l’Europa. Poi si rende conto che forse è un po’ dura da ingoiare, e allora cambia nome: Readiness 2030. Teniamoci pronti. Pronti a cosa? Ma è ovvio: alla guerra, che tra poco arrivano i russi. Nel 2030 avremmo dovuto raggiungere una tappa decisiva della transizione, ora dobbiamo realizzare il riarmo. Ma non chiamiamolo così.

Archiviato il welfare, ci prepariamo al warfare. E su questo “investiamo” centinaia di miliardi di euro. Soldi pubblici, perché le fabbriche di armi hanno un solo cliente: gli stati. Una persona ricca può pensare di farsi lo yacht, o l’aereo privato, ma non si fa il carro armato o il caccia bombardiere. Così i soldi pubblici, invece di andare al welfare, alimentano quelli che Bob Dylan, molto prima del Nobel, chiamò Masters of war, i signori della guerra. Una poesia-canzone in cui si augura che muoiano, per partecipare ai loro funerali e di stare in piedi sulle loro tombe, per assicurarsi che siano morti. Per ora sono ben vivi e si spartiscono lauti dividendi, e stratosferiche buonuscite: con quei soldi pensano forse di comprarsi l’anima? si chiede Bob.

Sorpreso dal pudore del cambio di nome a Rearm Europe, caso mai le parole potessero indurre la gente a pensare, mi sono chiesto: ma quanto capiranno le persone del contrasto tra welfare e warfare? Sembra un gioco di parole. Come tradurle in italiano, in modo da renderle esplicite? Welfare è il benessere, ma warfare? Al bene di wel-fare si sostituisce la guerra di war-fare. E quindi la parola italiana è presto coniata: guerressere. Dal benessere al guerressere.

Intanto, nell’estate del 2026 le peggiori previsioni dei climatologi si rivelano ottimistiche. La boa oceanografica di Capo Mele era tarata per una temperatura massima di 29.9°C, chi pensava che si potesse andare oltre? Siamo arrivati a 30.3 gradi e il sistema è stato aggiornato a 35 gradi. A terra peggio, con decine di città con bollino rosso, sopra i 40°C. Temperature che non uccidono… semplicemente fanno morire. Migliaia di individui indeboliti ma con discrete aspettative di vita, se ne vanno per lo stress termico. In città compaiono cartelli luminosi che consigliano di restare a casa nelle ore diurne. E di bere molto. Il problema del riscaldamento globale lo risolviamo con l’aria condizionata e l’acqua fresca.

La minaccia esistenziale sono i russi, e non solo loro. Il ministro degli esteri giustifica la costruzione del ponte sullo stretto di Messina: potrebbe essere strategico per evacuare la popolazione siciliana in caso di invasione da sud. Il ministero della paura non è un’invenzione di Orwell, ci viviamo dentro. Il guerressere entra nelle scuole e i bambini sono portati a parate militari, per familiarizzare con droni e carri armati. Si pianifica un ritorno alla leva obbligatoria. Non c’è tempo per il clima, e poi non ci sono i soldi. Li dobbiamo spendere per armarci, sempre di più.

Dopo Francesco, Leone, un papa statunitense. Parla di pace, negoziati, ragionevolezza, dialogo. Dice che i conflitti non si possono risolvere con le armi (ma guarda un po’, lo dice anche la nostra Costituzione) e ora e sotto il suo pontificato la Commissione Teologica Internazionale arriva a definire il “peccato contro il creato e contro il Creatore”: devastare l'ambiente assume esplicitamente anche la dimensione del peccato. Già, perché quello che stiamo facendo all’ambiente è talmente fuori da ogni logica che non esiste, nei testi sacri, alcuna prescrizione che lo definisca un peccato, per il quale andare all’inferno. Se siete credenti vi dovrebbe sconvolgere il fatto che Dio non abbia previsto che saremmo arrivati a devastare l’ambiente. Arriva l’upgrade dei dieci comandamenti a undici. Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere al pensare ai nuovi crimini inventati di recente, dai rave party all’eco-terrorismo, alla richiesta di grazia per chi uccide per legittima difesa. A proposito: ma se un’industria inquinante, per risparmiare i soldi dell’adeguamento degli impianti, minaccia la mia vita e quella della mia famiglia, sono autorizzato a sparare a chi sta attentando alla mia esistenza? Che farebbero Charles Bronson, Mel Gibson, e Liam Neeson in una situazione del genere?

Viviamo tempi molto interessanti. Chissà se riusciranno davvero a convincerci che il guerressere è meglio del benessere, che l’unico modo per esistere è di pianificare la distruzione dei nostri vicini di casa, prima che loro distruggano noi, senza curarci della distruzione pianificata del pianeta che ci ospita. Tra un po’ i politici ci chiederanno il voto. Io ho una sola domanda che pone le condizioni per la mia scelta. Cosa state pianificando? Benessere o guerressere? E quali strade pensate di intraprendere, a seconda della scelta? La Cina, ad esempio, ha preso la strada delle tecnologie eco-sostenibili. Auto elettriche, pannelli fotovoltaici, batterie, pale eoliche, reti di distribuzione sempre più efficienti. La transizione ecologica è un affare. Noi, invece, pianifichiamo di trasformare le industrie che producono auto in industrie belliche. Danno magnifici dividendi a chi ne ha comprato i pacchetti azionari.

La lobby green dovremmo essere noi, e agire per il nostro interesse, utilizzando la democrazia per scegliere gestori del potere che ci propongano benessere e non guerressere. Ma è già successo che la folla scelga Barabba al posto di Gesù, e i cannoni al posto del burro.

Tornando al nuovo peccato, chissà che punizione attende, all’Inferno, i profittatori che attuano la distruzione delle condizioni che garantiscono il nostro benessere. Io li farei sedere in eterno in bellissimi uffici, senza aria condizionata, a 50°C. Con l’acqua a un euro in più di tutte le ricchezze che hanno accumulato, senza possibilità di ottenere credito: che bevano soldi.

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