Membro di
Socia della

Caccia: ritorno al medioevo

di Piero Belletti

 

Così come uno scossone improvviso fa crollare in un attimo un gigantesco castello di carte costruito pazientemente, pezzo dopo pezzo, in interminabili ore di lavoro, allo stesso modo il nostro Governo sta per distruggere, con un indecente colpo di mano, decenni, forse secoli, di piccoli passi avanti nel campo della tutela della fauna selvatica.

È infatti nota l’intenzione del Ministro Lollobrigida (il più famoso ex cognato d’Italia...) di porre mano alla legge n. 157/1992, quella che disciplina la caccia nel nostro Paese. Diciamo subito che, al momento in cui queste note vengono scritte, non risultano ancora essere stati diffusi documenti ufficiali. Tuttavia le intenzioni del Ministro che non conosce la differenza tra un taxi e un treno ad alta velocità sono abbastanza chiare. Ed elaborate a seguito di una serie di incontri avuti con interlocutori privilegiati, quali le Associazioni agricole e soprattutto venatorie. Quelle ambientaliste ovviamente no. Sono pericolosi estremisti che, pensa un po’, hanno a cuore le sorti dell’ambiente naturale. Inammissibile. Speriamo ci si decida finalmente a considerarli fuorilegge, alla stregua dei terroristi. E sembra si sia sulla buona strada.... Tra l’altro, pare nemmeno il mondo scientifico sia stato coinvolto. Ovvio, c’era il rischio che gli esperti dicessero e chiedessero qualcosa di sgradito al manovratore....

Tornando alle ipotesi di modifica della legge sulla caccia, visti i precedenti, sembra quasi superfluo affermare che si tratterebbe di vergognosi regali al mondo venatorio, che evidentemente possiede un’enorme capacità di influenzare i nostri politici. Certe proposte sono talmente indecenti da lasciar ipotizzare la loro inclusione all’unico scopo di rendere più accettabile l’approvazione delle norme meno irricevibili. Insomma, si chiede 100, sapendo che in questo modo sarà possibile ottenere 10. Un’ennesima dimostrazione della correttezza e del rigore morale che caratterizza molti dei nostri amministratori...

Elencare le nefandezze che frullano in mente a un Ministro che ritiene normale che il Presidente del Paese più ricco al mondo si travesta da papa è impresa ardua e demoralizzante. Facciamo comunque un tentativo.

La caccia, da attività ludica, diventerebbe un’attività fondamentale per la conservazione della biodiversità, e quindi da favorire e incentivare in tutti i modi possibili. Un po’ come affermare che il fumo è utile nella lotta ai tumori del polmone, vista l’azione blandamente anestetica esercitata dalla nicotina. Che poi in realtà il fumo sia la CAUSA del tumore, è cosa non provata e comunque del tutto insignificante e marginale.

Alle Regioni verrebbe concessa la possibilità di ridurre le aree protette, allorquando queste interferiscono con la primaria esigenza di sparare a tutto ciò che si muove. Esattamente l’opposto di quello che chiede l’Unione Europea, e cioè di porre sotto tutela almeno il 30% del territorio di ogni Stato. Ma si sa, anche l’UE è un covo di rivoluzionari, per cui andare contro le loro indicazioni rappresenta solo un meccanismo di autodifesa e di affermazione della sovranità nazionale.

Si ampliano in modo smisurato le possibilità di usare richiami vivi: si passerebbe dalle attuali 7 specie a svariate decine. Ma anche qui, si tratta in fondo di una norma a tutela degli animali. Volete mettere passare la vita al sicuro, sia pure in una minuscola gabbietta, però alimentati con regolarità e al sicuro dai predatori non umani? Altro che volare liberi nel cielo e fare le cose che gli uccelli hanno sempre fatto da che mondo è mondo. Sciocchezze ideologiche: nulla più. E comunque, chissà che con la prossima riforma non si autorizzerà anche l’accecamento degli uccelli utilizzati come richiami: in questo modo pare cantino meglio e quindi la loro funzione “ecologica” di attirare allodole, tordi, merli e altri pericolosissimi uccellini verrebbe resa più efficiente, con indubbi benefici sulla biodiversità.

Si consentirebbe la caccia anche nelle aree demaniali, quali ad esempio le spiagge. Se poi qualche bagnante o gitante finirà impallinato, pazienza. Sarà un doveroso sacrificio sull’altare della conservazione della biodiversità. In fondo, è risaputo che per fare la frittata bisogna rompere le uova.

Verrebbero ampliati i limiti del periodo di caccia, andando ben oltre gennaio e quindi in pieno periodo riproduttivo di numerose specie. Sarebbe permesso cacciare su terreno innevato, laddove è molto più semplice seguire le tracce degli animali. I controlli verrebbero fortemente ridimensionati: perché infatti accanirsi contro una categoria benemerita che così tanti benefici arreca alla società umana? Piuttosto prendiamocela con chi tenta di ostacolare gli eroi sparatori, prevedendo multe molto salate per chi perde tempo a manifestare a favore degli animali, magari all’interno della sua proprietà. Si risolverebbe finalmente la “grana” della caccia sui valichi montani (dove il passaggio delle specie migratrici è particolarmente intenso), che quei sovversivi giudici del TAR Lombardia hanno recentemente ribadito essere vietata. La si prevederà per legge. Semplice, no? E se si va contro le norme europee, pazienza. Tanto, in caso di procedura di infrazione non sarà mica Lollobrigida a pagare le multe di tasca sua.... E comunque avrà guadagnato la stima del mondo venatorio. Della serie: io ci ho provato, ho fatto tutto il possibile per accontentarvi, purtroppo però quei delinquenti dell’UE insistono a stare dalla parte degli animali.

Infine, l’aspetto forse più emblematico, che la dice lunga sull’atteggiamento del mondo venatorio nei confronti dell’ambiente. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, massima autorità scientifica nazionale nel campo della fauna selvatica, Ente formalmente indipendente anche se sottoposto al controllo del Ministero dell’Ambiente) verrebbe fortemente ridimensionato. L’ideale sarebbe eliminarlo del tutto, ma forse nemmeno Lollobrigida può arrivare a tanto. L’ISPRA è una spina nel fianco dei cacciatori. Con i suoi pareri rigorosamente scientifici (quindi assolutamente non di parte) si ostina a mettere paletti all’attività dei cacciatori, ipotizzando inesistenti problemi legati alla consistenza delle popolazioni di animali selvatici e al presunto impatto negativo che l’attività venatoria eserciterebbe nei loro confronti. Semplicemente inaudito!

Abbiamo scherzato, anche se solo nella forma. I contenuti, ahimè, sono tutti reali. Almeno allo stato attuale delle cose. Purtroppo la situazione è veramente grave e richiede una mobilitazione come mai prima d’ora. Anche perché la modifica della legge sulla caccia è solo una delle numerose iniziative che questo Governo si appresta a varare (anche se in realtà si è già portato parecchio avanti con il lavoro...) e che vede come comune denominatore l’accantonamento delle politiche di tutela ambientale e la distruzione del territorio.

Torna indietro