Membro di
Socia della

Consumo di suolo - Dal Parlamento europeo qualche speranza

Domenico Giorsetti

Il Parlamento europeo, fra un missile e una sanzione, ha approvato in via definitiva la Direttiva sul monitoraggio dei suoli (Soil Monitoring Law). Il voto era atteso ma non scontato. In passato i tentativi di dotare l’Unione di una norma comune per tutelare il suolo si erano scontrati con la resistenza di diversi Stati membri. A fine settembre la Direttiva era stata adottata dai rappresentanti degli Stati membri con 25 voti favorevoli su 27. Un solo contrario, di peso: la Germania; l’Austria ha deciso di astenersi.

Con una maggioranza risicata un mese dopo, i deputati che hanno votato a favore della sua adozione, sono stati 341 su 571 votanti sul totale dei 720 eletti. A guidare l’opposizione alla direttiva sono stati in particolare gli eurodeputati tedeschi, nordici e orientali, con emendamenti di rigetto presentati dai gruppi dei Patrioti e di Europe of Sovereign Nations.

Il voto ha mostrato profonde divisioni, in particolare all’interno del Partito Popolare Europeo (PPE), spaccato quasi a metà. Il relatore ombra, il tedesco Oliver Schenk (PPE), ha votato contro, seguito dalla sua delegazione, mentre i deputati spagnoli, portoghesi e italiani dello stesso gruppo si sono espressi a favore. I Socialisti e democratici (S&D) sono rimasti compatti, così come la delegazione del PD. Tra gli italiani, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno votato a favore, mentre la Lega si è schierata per il rigetto, nonostante il governo italiano avesse dato parere positivo in Consiglio. Dei 220 contrari 8 erano italiani: Moratti (F.I.) Borchia, Ceccardi, Patriciello, Sardone, Stancanelli, Tovaglieri, Vannacci (Lega).

La motivazione ufficiale è che gli Stati membri sarebbero in una posizione migliore per legiferare sui propri suoli rispetto alla Unione Europea. Inoltre le nuove norme sarebbero eccessivamente burocratiche. Accuse ripetute più volte in questi mesi di dibattito, ma respinte dal relatore della Soil Monitoring Law e vicepresidente del Parlamento europeo, lo slovaccoMartin Hojsík (Renew Europe): “Ci siamo assicurati che non ci fosse nessun obbligo per gli agricoltori e i silvicoltori nella nuova legge. Ci siamo assicurati che non ci fosse per tutti loro alcuna burocrazia né pratica amministrativa. Quello che abbiamo ottenuto è un mandato che impone agli Stati membri di aiutare gli agricoltori e i silvicoltori a proteggere il loro suolo. Un mandato che impone agli Stati membri di acquisire una migliore conoscenza dei problemi che affliggono il terreno. Un mandato che impone che ci sia una piattaforma per la collaborazione”.

Perché è così importante? Oltre il 60% dei suoli dell’Unione Europea è in uno stato di salute precario e le cause principali sono da addebitare all’intensificazione delle pratiche agricole e all’urbanizzazione, passando per la contaminazione da sostanze pericolose, oltre agli effetti dei cambiamenti climatici. Ogni anno, si perde un miliardo di tonnellate di suolo per erosione, con un impatto economico stimato in 1,25 miliardi di euro solo in termini di produttività agricola. Il guaio è che il loro stato di salute è solo presunto perché fino ad oggi nessuna analisi sui suoli era obbligatoria. Una adeguata campionatura potrà restituire un reale stato di salute biochimico e fisico consentendo di predisporre le misure di ripristino necessarie. Non solo di impermeabilizzazione (ovvero di consumo di suolo), ma di una lunga lista di aggressioni al suolo: erosione, perdita di sostanza organica con conseguente reimmissione di CO2 in atmosfera, contaminazioni come quelle da metalli pesanti, eccesso di sostanze azotate con conseguente emissioni di terribili gas climalteranti (N2O), crisi di azoto e fosforo nei suoli, compattazione, salinizzazione.

Strada lunga. A distanza di vent’anni dalla prima proposta, e un iter di due, potrebbe diventare uno strumento fondamentale che permetterà di identificare e di affrontare le innumerevoli minacce agli ecosistemi nazionali e comunitari. Potrebbe... appunto: dall’entrata in vigore della Direttiva, gli Stati membri avranno tre anni di tempo per recepire le nuove norme nel diritto nazionale. Non solo. È specificato nelle motivazioni, che l’obiettivo è avviare l’UE verso suoli sani entro il 2050 stabilendo misure per un monitoraggio a livello di Unione che si basi sui sistemi nazionali, valutazione e il sostegno della salute e gestione del suolo (biodiversità del suolo e i contaminanti del suolo, tra cui PFAS e pesticidi).

C’è chi però non è troppo convinto. Eurodeputati e organizzazioni che in passato avevano sostenuto la Direttiva ora si stanno schierando per seppellirla.

Il testo finale, concordato da Parlamento e Consiglio ad aprile, non introduce nuovi obblighi per agricoltori o silvicoltori. Concordato ad aprile, non introduceva nuovi obblighi per agricoltori o silvicoltori. Si limitava a richiedere agli Stati membri dell’Unione europea di monitorare e migliorare la salute dei loro terreni, un passo modesto ma simbolico verso il riconoscimento del suolo come bene protetto a livello giuridico, al pari dell’aria e dell’acqua.

Il tedesco Schenk (PPE), negoziatore principale, elogiando l’accordo (“Siamo riusciti a evitare ulteriori oneri per agricoltura e industria”), aveva dichiarato che il testo finale era flessibile per gli Stati membri e non comportava nuovi costi o obblighi per gli agricoltori. Fino a ottobre: Schenk e altri 55 eurodeputati hanno presentato un emendamento per cancellare del tutto la legge, fino a definirla “pesante dal punto di vista burocratico. Abbiamo promesso agli agricoltori che sarebbero stati risparmiati da nuove norme e obblighi di documentazione” ha confermato ad Euractiv il 22 ottobre.

Quali agricoltori? Gli oppositori invocano le preoccupazioni degli agricoltori, eppure molti nel settore vogliono che la legge passi. L’organizzazione dei giovani agricoltori europei CEJA  (https://www.ceja.eu/press-releases/2004), favorevole alla Direttiva, sostiene che aiuti a proteggere i terreni agricoli: una priorità per chi entra oggi nel settore. “Non va lontano quanto avremmo voluto, ma sosteniamo con forza qualsiasi tentativo di salvaguardare la terra”, ha dichiarato Marion Picot (segretaria generale del CEJA.)

Anche il settore vinicolo, alle prese con i cambiamenti climatici e il calo della domanda, sta facendo pressioni in favore della Direttiva. Il CEEV, l’organizzazione che rappresenta il comparto vinicolo nell’UE, ha avvertito che l’erosione del suolo minaccia la qualità dell’uva, e definito la Direttiva una pietra miliare per il riconoscimento giuridico della salute del suolo in Europa (https://www.ceev.eu/newsletter/ceev-recalls-its-support-for-an-eu-soil-monitoring-law-ahead-of-european-parliaments-vote/). Al contrario, Copa-Cogeca, la principale organizzazione agricola europea, è passata dal definire il testo accettabile nel 2023 a chiedere ora agli eurodeputati di bocciarlo, citando costi e burocrazia incerti. Tuttavia, alcune sue componenti nazionali, tra cui la potente Coldiretti italiana, si erano espresse nei mesi scorsi a favore della direttiva, sottolineandone la flessibilità e l’assenza di nuovi oneri (https://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/ambiente/suolo-primo-accordo-di-parlamento-e-consiglio-sulla-proposta-di-direttiva-della-commissione-ue/). Fonti interne al Copa-Cogeca riferiscono che siano stati gli agricoltori tedeschi a spingere per una linea dura e a chiedere il rigetto del testo.

Die Straße für Berlin. La Germania è stato l’unico Paese a votare contro la direttiva in Consiglio; si è sempre opposto a concedere a Bruxelles competenze sulla gestione dei propri terreni, sostenendo che il testo violerebbe il principio di sussidiarietà e potrebbe interferire con le politiche nazionali. La stessa argomentazione utilizzata, con Regno Unito e Francia, per affossare un precedente tentativo di legge europea sul suolo nel 2006 (https://www.euractiv.com/news/eu-soil-protection-law-blocked-by-uk-france-and-germany/). Le ultime dichiarazioni contro la legge inviate dall’associazione agricola tedesca DBV sono state cofirmate da industrie estrattive, tra cui produttori di salgemma e potassa. Una resistenza così radicata da essere scritta persino nell’accordo di coalizione del governo tedesco. Fonti parlamentari dichiarano che i conservatori di Berlino si sono opposti al testo “anche se dicesse: tutti proteggono il suolo tranne la Germania”. Come dire: se non lo vogliamo noi, non lo deve avere nessun altro.

Eppure la legge è ormai così annacquata che tocca a malapena i settori minerario e delle costruzioni. Caroline Heinzel dell’European Environmental Bureau, dichiara che gli sforzi per migliorare la salute del suolo sono purtroppo in gran parte volontari e fin troppo flessibili.

Sistemi di monitoraggio. Si prevede che gli Stati membri valuteranno le condizioni fisiche, chimiche e biologiche dei suoli nel loro territorio, sulla base di una metodologia comune dell’Unione Europea e dovranno riferire periodicamente alle Commissioni ed Agenzie,.garantendo la disponibilità di dati comparabili in tutta l’UE e la possibilità di intraprendere azioni coordinate per contrastare il degrado del suolo. Saranno inoltre adottate misure per monitorare i contaminanti emergenti come le PFAS, i pesticidi e le microplastiche.

Procedure di infrazione. L’Unione Europea non si occupa solo di disciplina di bilancio: nessun Paese è stato sanzionato per aver violato le regole in materia di bilanci pubblici, mentre molti Paesi sono stati sanzionati per il mancato rispetto di specifiche direttive relative alla protezione dell’ambiente e della natura (inquinamento, gestione dei rifiuti urbani, rifiuti pericolosi, biodiversità, ecc.), ai diritti fondamentale delle persone, al divieto di discriminazione, alle pari opportunità, alla salute e sicurezza alimentare, alla tutela dei minori, all’integrità del mercato unico. Le procedure di infrazione a carico dell’Italia ad agosto 2025, solo alla voce Ambiente, sono aumentate in due anni da 15 a 23.

Speranze?

Torna indietro