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Crescita globale record per il solare nel 2024

di Riccardo Graziano

 

Mentre in Italia si discute sul possibile ritorno del nucleare e si continua a bruciare gas, nel resto del mondo le rinnovabili corrono e rappresentano ormai la percentuale di gran lunga più consistente delle nuove installazioni di impianti di produzione energetica. A dispetto del messaggio che le lobby del fossile e il governo di destra cercano di far passare, la maggior parte degli investimenti mondiali è ormai destinata alle fonti rinnovabili, con il fotovoltaico a fare la parte del leone.

È quanto emerge dai dati diffusi da IRENA (International Renewable Energy Agency), che rilevano una potenza rinnovabile installata di ben 585 GW nel 2024 - con un incremento del 15% rispetto agli impianti realizzati l’anno precedente - con una quota di quasi 452 GW di fotovoltaico, ovvero più di tre quarti. Un record che corona una tendenza in atto da almeno un decennio, dato che già nel 2014 le installazioni di nuovi impianti di produzione vedevano le rinnovabili superare le altre fonti, attestandosi al 53% del totale installato. La percentuale è poi salita progressivamente e nel 2024 ha toccato il 93%, vale a dire che per ogni kW installato in impianti “tradizionali” ne vengono installati 9 di rinnovabili. 

Insomma, nel resto del mondo sulle rinnovabili si corre e si investono miliardi, mentre in Italia il governo insegue fantasiose chimere come il nucleare di quarta generazione o addirittura la fusione, tecnologie attualmente inesistenti che vengono indicate come rimedi per abbassare le nostre bollette, fra le più care al mondo.

Come abbiamo visto, il solare domina fra le nuove installazioni con 451.9 GW di potenza, seguito dall’eolico con 113 GW, tanto che insieme le due tecnologie rappresentano il 96.6% del totale delle rinnovabili installate. Inoltre, l’energia solare è la fonte di elettricità in più rapida crescita da 20 anni consecutivi e ha raddoppiato la sua produzione negli ultimi tre anni, secondo il report annuale di Ember, ente che riunisce vari esperti nel campo della transizione energetica

Una crescita tumultuosa nella quale la parte del leone la fa la Cina, dove è stato installato quasi il 64% della nuova capacità produttiva, compresa più di  metà di quella solare, precisamente 278 GW. Grazie a questa crescita in costante accelerazione, verso la fine del 2024 il totale della potenza rinnovabile installata ha superato i 4 TW (1 terawatt corrisponde a 1.000 gigawatt, cioè un miliardo di kW) pari al 46% del totale della potenza installata globalmente. Nonostante ciò, IRENA ha tenuto a sottolineare che la crescita non è ancora sufficiente per raggiungere i traguardi stabiliti dalle strategie di transizione energetica e decarbonizzazione, dunque occorre accelerare ulteriormente.

In ogni caso, ormai le rinnovabili si avviano a coprire quasi la metà del fabbisogno energetico mondiale, nonostante tutti gli ostacoli che per anni sono stati posti al loro sviluppo. Naturalmente, ora che le rinnovabili rappresentano una quota rilevante della produzione, occorrerà adattare le reti distributive in modo che siano in grado di gestire i flussi variabili tipici di queste fonti, quindi sarà necessario investire in reti “intelligenti” e capacità di accumulo, per tenere sotto controllo picchi di produzione e cali orari o stagionali. In questo, giova il fatto che i costi delle batterieagli ioni di litio sono in netta diminuzione (–20% nel 2024). 

In ogni caso, la strategia globale basata sulle rinnovabili è ormai delineata chiaramente, nonostante le resistenze di retroguardia attuate da non poche forze politiche e relativi “leader”, a partire da quel Donald Trump che vuole innestare la retromarcia rispetto all’apertura verso le rinnovabili attuata dall’amministrazione precedente, in nome di un furore ideologico e antiscientifico fuori luogo e fuori tempo. Soprattutto se teniamo conto del fatto che questa corsa alle rinnovabili sta creando migliaia di posti di lavoro – ben più di quelli che fatalmente si perdono nel settore fossile – oltre a contribuire ad abbassare i costi dell’energia e, non ultimo, a migliorare le condizioni  climatiche. Dunque una tendenza assolutamente positiva e destinata a proseguire, anche perché lo stesso mondo economico e produttivo ha capito che conviene e che non ha senso puntare ancora sulle fonti fossili, ormai vicine al picco dello sviluppo e successivamente destinate a calare.

La nota negativa è che nel 2024 la domanda di elettricità è cresciuta del 4%, un valore record, ma comunque in linea con una tendenza che ha portato l’attuale mercato dell’energia a essere 50 volte più grande di quanto fosse negli anni 40. È evidente che questa crescita non potrà continuare all’infinito, anche se soddisfatta in percentuale sempre maggiore dalle rinnovabili. E non consola il fatto che tale aumento sia in gran parte dovuto all’(ab)uso di impianti di condizionamento a causa delle reiterate ondate di calore del 2024, ennesimo anno più caldo di sempre. Visto che le temperature sono destinate ad aumentare, dovremo trovare altri rimedi, anche perché se sotto questi carichi le reti dovessero collassare e provocare black out estesi e prolungati come avvenuto di recente in Spagna e Portogallo, potrebbero essere guai seri.

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