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Un disegno di legge che riduce la tutela del paesaggio

di Emilio Delmastro

 

Un recente disegno di legge il n. 1372 “Delega al Governo per la revisione del codice dei beniculturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica”) accoglie una serie di proposte che in gran parte arrivano dal settore edile e dei costruttori e dovrebbe portare alla revisione del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio (Decreto legislativo. 42/2004), è stato presentato al Senato dal gruppo Lega Salvini Premier.

Le proposte, se diverranno legge, comporteranno tempi ridotti e semplificazioni dell’iter degli interventi edilizi che ricadono all’interno di zone attualmente vincolate da tutela paesaggistica e  disciplinate dal suddetto Decreto 42/2004, il quale prevede l’autorizzazione paesaggistica per gli interventi che interessano tali ambiti tutelati.

L’attuale procedimento è di competenza delle Regioni, ma in molto casi le Regioni rilasciano delega ai Comuni. Ricordiamo però che il Codice prevede la necessità di un parere obbligatorio e vincolante da parte della competente Soprintendenza per i Beni Culturali e il Paesaggio. Questo parere costituisce una garanzia fondamentale nella tutela del paesaggio, che attualmente non può essere esclusivamente delegata agli enti locali. Molti comuni, in particolare quelli minori, non hanno le strutture e le competenze indispensabili per esprimere un parere circostanziato, mentre in alcuni casi potrebbero prevalere interessi locali.

La procedura in vigore è differenziata in un’autorizzazione ordinaria e una autorizzazione semplificata: la differenza è dovuta all’entità dell’intervento e comporta tempi più lunghi per il  procedimento; nello specifico i tempi maggiori riguardano il procedimento ordinario, perchè in questo caso il silenzio-assenso da parte della Soprintendenzanon è previsto.

La scelta attuata dal legislatore è giustificata dal valore attualmente prevalente di cui giustamente gode la tutela del paesaggio, come previsto dall’art. 9 della Costituzione; questa tutela viene applicata giustamente con un criterio di priorità anche se attenua il diritto del proponente di avere tempi certi nel procedimento istruttorio.

Per cercare di “accelerare” questo iter,  il nuovo disegno di legge (che, come dicevamo, accoglie sollecitazioni da parte di ordini professionali, costruttori ed enti pubblici locali) propone di introdurre il silenzio-assenso nel caso in cui la Soprintendenza non si esprima nei tempi previsti di 45 giorni.

Purtroppo, per privilegiare un diritto del proponente, si rischia di sacrificare la tutela del paesaggio. Ciò avviene soprattutto nelle Regioni nelle quali non è presente un Piano Paesaggistico in grado di fornire ai tecnici comunali sufficienti elementi di orientamento e supporto nella valutazione: si evidenzia che questa situazione, anche se limitata, si verifica in quelle Regioni nelle quali gli strumenti urbanistici non sono stati adeguati alle indicazioni del Piano Paesaggistico Regionale.

L’attenzione delle Associazioni ambientaliste deve essere maggiore dove può esistere il rischio che progetti non compatibili con il contesto territoriale vengano approvati in presenza di scarsa valutazione, senza una vera indagine dell’impatto che possono avere sul paesaggio.

Per poter sostenere il silenzio-assenso in materia paesaggistica sarebbe necessario un reale aggiornamento dei Piani Paesaggistici e dei piani urbanistici, per ottenere uno strumento rigido e vincolante, con le competenze per considerare i valori ambientali dei paesaggi e fornire un adeguato supporto agli enti locali nella valutazione di compatibilità dei progetti.

Alla proposta d’introdurre il silenzio-assenso, il Disegno di Legge in oggetto propone altre possibilità da adottare con apposito Regolamento. A nostro giudizio si tratta di una deregolamentazione non giustificabile e riteniamo che tali proposte debbano essere oggetto di immediata opposizione. In particolare dovrebbero essere esclusi dal regime di autorizzazione paesaggistica tutti “gli interventi di edilizia libera sottoposti a comunicazione di inizio lavori asseverata, nonché quelli sottoposti a segnalazione certificata di inizio attività nei casi in cui l’eventuale aumento di volume non ecceda il 20 per cento dell’esistente, ovvero le modifiche, come asseverate dal tecnico abilitato, rispettino il carattere dell’immobile interessato”.

Riteniamo infatti che attualmente si faccia un uso eccessivo dell’applicazione dei regimi di CILA e di SCIA, spesso causa di alterazioni ai caratteri dei luoghi.

Anche la proposta di delega al Governo per l’adozione di ulteriori provvedimenti, tra cui “prevedere che gli interventi di lieve entità, come definiti dall’Allegato B al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n.31, non siano sottoposti a parere della Soprintendenza e competano esclusivamente agli enti locali, previa verifica di conformità con il Piano paesaggistico regionale” (articolo 3 comma 2) ci  vede decisamente contrari. Riteniamo che possano favorire  un elemento di deregolamentazione del settore urbanistico, considerata l’eterogeneità e la scarsa inefficacia dei Piani Paesaggistici Regionali rispetto a una reale salvaguardia del paesaggio.

In chiusura evidenziamo un ulteriore elemento di preoccupazione per coloro che sii impegnano nella tutela del territorio: al punto e) del già citato art. 3 comma 2 del Disegno di Legge si propone di “favorire gli interventi di prevenzione del rischio idrogeologico”, prevedendo che il parere della Soprintendenza sia obbligatorio e non vincolante “per gli interventi ricadenti in aree definite ai sensi dell’articolo 142, comma 1, lettere a), b), c) e d)”. Questo aspetto fa temere pericoli per tutte le fasce di tutela delle coste, dei corsi d’acqua e dei laghi.

A nostro giudizio il Disegno di legge comporta un ritorno a tempi che consideravamo passati per quanto riguarda la concezione di paesaggio come luogo monumentale, annullando le tutele introdotte nelle legge del 1985 che porta il nome del ministro Galasso.

Il rischio di una perdita del valore paesaggistico del quale tutti devono essere difensori è reale, mentre la nuova proposta opera a favore del valore economico degli interventi edilizi privati e ci induce a richiamare l’attenzione di tutti coloro che ritengono necessario difendere ciò che è ancora difendibile in Italia.

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