Membro di
Socia della

Fulcro, Sandro, Gianluigi

di Valter Giuliano

Nelle pagine di questo numero abbiamo voluto onorare il ricordo, per farne memoria, di tre epigoni delle battaglie ambientaliste del nostro Paese. Cordoglio e riconoscenza sono i sentimenti che si sono evidenziati in tutto il mono ambientalista, e non solo, alla scomparsa di Fulco Pratesi, Sandro Pignatti e Gianluigi Ceruti. Che si aggiungono al nostro Pantheon personale di personaggi impegnati nel diffondere una diffusa presa di coscienza della crisi ambientale e della necessità di mobilitarsi per farvi fronte in nome dell’interesse collettivo.
Prima di loro ricordiamo i nostri Alessandro Ghigi, Valerio Giacomini, Dario Paccino, Francesco Corbetta, Alberto Silvestri, con Giorgio Nebbia, Antonio Cederna, Mario Pavan, Virginio Bettini, Mario Fazio, Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Giulia Maria Crespi, Danilo Mainardi… e siamo certi di averne scordati di altrettanto importanti.
Ora nel Pantheon dei difensori della Natura, propugnatori della pace e dell’armonia con l’ambiente, si sono aggiunti Fulco, Sandro e Gianluigi.
Sono ricordi da cui emerge, con evidenza, tutta la stima, la riconoscenza e la gratitudine che dobbiamo a questi tre protagonisti della storia, non solo ambientalista ma della società italiana degli ultimi decenni.
In maniera e con strumenti diversi ci hanno condotti alla conoscenza e alla consapevolezza dei problemi ambientali e della loro crescente gravità a causa dell’impatto delle attività umane sulla qualità della vita e sui fragili equilibri del pianeta. Ora sta a noi assumere i loro insegnamenti per continuare a impegnarci affinché si arrivi a quella conversione ecologica senza la quale non è pensabile il futuro della nostra specie.
Mi sono permesso di chiamarli con il solo nome di battesimo perché ho avuto l’onori di conoscerli personalmente e di frequentarli, pur se meno di qual che avrei desiderato. A loro voglio dedicare qualche ricordo dei nostri contatti e di come hanno incrociato le vicende della Pro Natura.
Architetto, giornalista, squisito illustratore, fondatore della sezione italiana del WWF e poi insignito di numerosi altri incarichi e cariche (come evidenzia il contributo di Gianfranco Bologna) fino alla elezione a deputato del Parlamento italiano sotto le insegne dei Verdi, che caldeggiai.
Pochi sanno che il giovane architetto Pratesi fu anche tra i primi a rispondere all'appello per una Pro Natura Italica capace di raccogliere tutti i soggetti del nascente movimento ambientalista lanciato dagli eredi del MIPN (Movimento Italiano per la Protezione della Natura). Poi optò per la fondazione della LeNaDUc (oggi Lipu) e successivamente della sezione italiana del WWF.
Ma non dobbiamo dimenticare che svolse un vero e proprio “servizio” per tutto il movimento ambientalista nel corso della sua lunga collaborazione al Corriere della Sera.
Più defilata, ma non meno importante la figura di Sandro Pignatti, studioso esimio, ma non estraneo alle implicazioni sociali e politiche che le questioni naturalistiche a ambientali, oggetto dei suoi studi, implicavano.
Per questo, nel 2002 presi contatto con lui proponendogli un impegno nella nostra Federazione. Lo incontrai, un po’ intimidito all’idea di poter interloquire con un luminare della botanica, all’Isola Tiberina immersa nelle acque del Tevere, per chiedergli se fosse disposto ad assumere la presidenza della nostra Federazione.
Mi imbarcai sull’aereo che mi avrebbe riportato a Torino felice di qualcosa che mi sembrò più di una promessa. Il professor Pignatti, che mi consentì immediatamente di passare al “tu”, conosceva benissimo la nostra storia sostenuta dalla presenza al suo apice di colleghi quali Valerio Giacomini e Francesco Corbetta e frequentata da altri botanici che si sono seduti nel direttivo, da Bruno Peyro-nel a Franco Pedrotti, Silvano Marchiori, Enrico Martini, Angela Dinelli, Edoardo Biondi... 
La prospettiva di una presidenza Pignatti sembrò portata a casa.
Nei mesi successivi ci furono contatti telefonici per dettagliare la questione sino al momento in cui, subentrati alcuni problemi di salute, Sandro mi confido le sue incertezze e poi la decisione di non assumere l’incarico che gli avevamo proposto. 
Dal ricambio che avevamo programmato uscì il mio nome. Ma è del tutto evidente la diversità di qualità che ne derivò per Pro Natura! La mia prima azione fu di proporlo come Presidente del no-stro Comitato scientifico, ma non era la stessa cosa...
Resta il rammarico di non aver potuto portare al vertice della Federazione una personalità di rionosciuto e alto valore scientifico, a ribadire una qualità della nostra associazione: lo stretto legame del suo impegno e della sua azione con la solidità delle basi scientifiche da cui prendere le mosse.
Alla delusione per quell’obiettivo scivolato via proprio sul finale seguì una gratificazione: «Carissimo Valter, ora che ci sei tu accetto senz'altro di dare una mano alla Federazione nazionale Pro Natura il cui Comitato scientifico è presieduto dall'autorevole amico Sandro Pignatti. Spero anch'io di poterti presto incontrare. Mi raccomando: cercate di intervenire con iniziative robuste per proteggere la legge 394 dall'assalto dei nuovi barbari che sgovernano quello che fu il "Bel Paese". Cari saluti» (aprile 2018).
Era la e-mail di Gianluigi Ceruti, che rispondeva alla proposta di entrare a far parte dell’istituendo Comitato scientifico della Federazione. Con Gianluigi, sino ai tempi recenti si è mantenuto un cor-diale e proficuo rapporto di stima e amichevole collaborazione, dal sostegno al suo appello per un piano pluriennale di manutenzione dei beni pubblici e in particolare dei beni ambientali e culturali, alla diffusione dell’ultima fatica letteraria dedicata al suo amato Po e a quel Delta per la cui tutela si è battuto nell’intero corso della sua vita (vedi Natura e Società n.1/2024). 
In progetto una conferenza, con Luca Mercalli, in una villa palladiana per riflettere sulla crisi climatica, rinviata lo scorso anno e ora svanita con la sua dipartita.
Tre presenze amichevoli e collaborative lasciano un vuoto non solo personale ma nella Pro Natura.
Questo numero della nostra testata, loro dedicato, è testimonianza di gratitudine e di riconoscenza. 
Ma anche un atto di impegno a mantenere in vita il testimone e, soprattutto, di consegnarlo nelle mani dei giovani che oggi sono impegnati sulla stessa, difficile ma esaltante strada, che loro ci hanno indicato.

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