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Il Medioevo prossimo venturo

di Piero belletti

Quando, agli inizi degli anni ’70 del secolo scorso, iniziai a occuparmi di difesa dell’ambiente, la bibliografia disponibile sull’argomento, o ecologia come si diceva allora, era piuttosto scarna. A prescindere da testi di connotazione prettamente naturalistica, mi vengono in mente “Primavera silenziosa” di Rachel Carson, “L’imbroglio ecologico” di Dario Paccino, “Il cerchio da chiudere” di Barry Commoner, il famoso e mal tradotto (soprattutto nel titolo) “I limiti dello sviluppo” del MIT, “La morte ecologica” di Edward Goldsmith e Robert Allen, e poi ancora scritti di Giorgio Nebbia, Laura Conti, Alfredo Todisco, Antonio Cederna e Virginio Bettini (con tante scuse ad altri Autori cui la mia vacillante memoria senz’altro arreca offesa).

Ricordo in particolare “Il medioevo prossimo venturo” di Roberto Vacca. In realtà è rimasto impresso nella mia mente soprattutto per il titolo, inquietante e premonitore, che lasciava intendere come lo sviluppo della civiltà avesse ormai raggiunto il suo apice e fosse destinato ad un inesorabile regresso verso situazioni analoghe a quelle già vissute in un oscuro e remoto passato. In questi giorni direi che tale titolo è tornato di grande e drammatica attualità. Tutto lascia infatti presagire un futuro, nemmeno troppo lontano, in cui le condizioni di vita degli uomini peggioreranno in maniera significativa, almeno per la maggior parte di essi, e anche le prospettive legate alla convivenza sociale appaiono del tutto inquietanti. Le problematiche ambientali sono ben lungi dall’essere risolte, o anche solo affrontate con serietà. Anzi, dopo un periodo in cui sembrava che qualche modesta iniziativa fosse stata intrapresa, si è tornati a considerare l’ambiente unicamente come un supporto sul quale realizzare profitti economici sempre più ampi e concentrati in poche mani. L’ambiente è solo un ostacolo, che deve essere accantonato per non intralciare i progetti di accaparramento di denaro e potere che sono alla base della nostra attuale civiltà. L’ambiente va bene solo per iniziative di facciata, che in realtà non hanno alcuna capacità di incidere sulla realtà delle cose, però servono per mettere in pace le coscienze, almeno di alcune. Oppure per mascherare iniziative che in realtà vanno nella direzione opposta, ma che, con una buona mano di verde a coprire le crepe, possono godere di una miglior accettazione sociale. Altro che “sviluppo sostenibile”, ora dovranno essere i vincoli ambientali ad essere assoggettati alle iniziative economiche.

Ciliegina sulla torta: negli Stati Uniti d’America si è appena insediato, o meglio re-insediato, Donald Trump, quale Presidente della più importante e influente nazione al mondo. Tra i primi provvedimenti che questo multimiliardario prestato alla politica (chissà per quale motivo....) ha dichiarato di voler perseguire ha citato l’abbandono delle politiche industriali con un minimo di attenzione ai problemi ambientali e climatici, il massiccio ritorno ai combustibili fossili, nonché una lotta senza quartiere all’immigrazione e un drastico ridimensionamento dei diritti civili. Ma sulle iniziative del bulletto di Washington rimando allo scritto di Riccardo Graziano su questo stesso numero della rivista.

Anni e anni di battaglie e sensibilizzazioni, di conquiste culturali prima che legislative buttati letteralmente al vento. Con l’aggravante che il tempo ormai è agli sgoccioli e ogni ulteriore ritardo nella modificazione dei paradigmi consumistici ed energivori della nostra società rende l’inevitabile collasso ambientale sempre più vicino e ineluttabile.

Ma quello che sconvolge è che, a differenza del secolo scorso, questa volta non si tratta del programma di un folle o di un dittatore, che ha conquistato il potere con la forza. No, si tratta di un personaggio democraticamente eletto, addirittura con una maggioranza tutt’altro che risicata. E nemmeno si può affermare che le posizioni di Trump (ma come lui ce ne sono moltissimi altri: Milei, Orban, Le Pen, Vox, Wilders, Kickl e chi più ne ha più ne metta ..... per non parlare ovviamente dei destrorsi di casa nostra) fossero sconosciute o mistificate prima delle elezioni. No, tutt’altro. Trump ha basato la sua campagna elettorale proprio sulle iniziative che ora cerca di realizzare. E la gente lo ha votato proprio per questo. Segno che la maggioranza della popolazione non è affatto sensibile alle problematiche ambientali (e sociali o addirittura umanitarie) come illusoriamente abbiamo sempre creduto. Una constatazione drammatica, che ci lascia veramente sbigottiti e del tutto dubbiosi e impotenti su come impostare le nostre future azioni.

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