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Le concrete utopie di Carlin Petrini

Valter Giuliano


Mai un’assenza è stata così presente. È accaduto a Torino, in occasione dell’ultima edizione di Terra Madre / Salone del Gusto, la prima senza Carlo -Carlin per gli amici- Petrini, il fondatore di Slow Food da cui sono nate iniziative di eccellenza per la ristorazione di qualità e per la filiera agroalimentare.
I quarant’anni del movimento creato da lui si sono così celebrati senza il sacerdote laico che seppe dialogare con papa Francesco, astigiano arrivato dall’Argentina, sul tema caro ad entrambi: il destino del pianeta. 
È stato l’ultimo impegno, la cofondazione della “Comunità Laudato sì’ che ha chiuso una militanza iniziata con il sostegno al rilancio delle tradizioni contadine - in quello che è oggi il territorio Unesco-Langhe-Roero-Monferrato - dato ai Cantè j euv (Cantare le uova, la questua pasquale), proseguito con la creazione di Slow Food, la fondazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la rete internazionale di Terra Madre.
Oltre lo stereotipo, secondo cui la modernità ha origine nelle grandi metropoli, ci sono storie che lo smentiscono per raccontare come germogli di futuro sanno sbocciare anche in territori di provincia.
La storia di Carlin lo dimostra con la sua capacità di trasformare le visioni in progetti. Alternativi alla dimensione corrente eppure vincenti. Guidate da convinzioni etiche capaci di farsi politica per proporre strade nuove da percorrere in alternativa a quelle che sempre più si stanno rivelando fallaci.
La grandezza di Carlin è tutta in questa sfida, che ha saputo contrapporre a una idea di civiltà corrotta e rassegnata alle peggiori declinazioni del profitto, del consumismo, dello sfruttamento dell’ambiente e delle persone che abitano il Pianeta.
Buono, pulito giusto, lo slogan scelto. Tre parole. Tre concetti applicabili non solo al cibo ma alle prospettive dell'umanità.
In quelle parole tutta l’attenzione per il Pianeta, per le sorti dell’ambiente naturale che lo porterà, inevitabilmente, a incrociare il messaggio di papa Francesco. Perché non ci può essere salvezza per l’umano se non ci sarà salvezza per la terra che lo ospita e che sin qui ne ha tollerato comportamenti nefasti.
A Carlin, in un recente incontro, avevo promesso di regalare il poster di Radio Bra Onde rosse. Promessa che non ho potuto mantenere perché l’ho da poco ritrovato nell’ormai immensa scatola dei ricordi liberando la casa dei miei genitori. Per lui era prezioso perché testimoniava un’altra delle iniziative cui non aveva fatto mancare il suo sostegno: una delle prime, se non la prima, tra le radio libere che per quel manifesto promozionale aveva avuto in regalo un disegno di Dario Fo. 
La storia personale e pubblica di Carlin, militante e appassionato promotore di idee nuove ci ha insegnato la necessità di impegnarci, senza paura ma con determinazione, nelle battaglie a difesa di valori che piano piano abbiamo, senza quasi accorgercene, alienati. 
Petrini ce li ha sbattuti in faccia, richiamandoci all'impegno, nella convinzione che non bisogna rassegnarsi e che certe battaglie, buone e giuste, le possiamo vincere. Richiamandoci a far riemergere i valori che hanno costruito il nostro essere e che sono alla base del nostro divenire.
Ognuno di noi ha un passato contadino. Radici piantate nella terra. E la terra continua ad esistere, protagonista indiscutibile della nostra esistenza.
Il quarantennale delle “creature” di Carlo Petrini arriva nel cuore di Torino città industriale, culla della manifattura e dell’auto. Dove il prestigioso Salone dell’automobile era scomparso per anni e ora è ritornato in edizione ridotta. Molte fabbriche sono scomparse, altri siti industriali sono in abbandono. 
Egli ha portato il Salone del Gusto, poi Terra madre, il riscatto dei popoli della Terra, la primazia della dedizione alla terra che dà nutrimento vero all’Umanità. Non sono le automobili ma i prodotti della terra che ci danno opportunità la vita. Lo abbiamo dimenticato, in una devastante follia collettiva piegata ieri alla tecnologia, oggi all’intelligenza artificiale che molto probabilmente devasterà le nostre menti, incapace di nutrire i nostri corpi,
Abbiamo smarrito il senso della vita. È quello cui Carlin Petrini ci ha richiamati.
Lo sapremo ascoltare?
Sapremo praticare i suoi concetti: buono, pulito, giusto? 
Su quest’ultima parola ha sbattuto in faccia al mondo l’altro concetto cardine del suo pensiero. Con Terra madre, nell’impegno, insieme ai contadini del mondo globale per riaffermare giustizia economica, sociale, ambientale.
La maniera migliore per ricordarlo è auspicare che ciò che Carlo Petrini ha seminato con forza coraggio e speranza possa germogliare nella coscienza del mondo. Che donne e uomini di buona volontà sappiano accoglierlo e farne messaggio universale. 
Il futuro dell'umanità passa solo da questa speranza.

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