La pace e la guerra
Una riflessione pubblicata come premessa nel volume “Europa: la pace e la guerra”, ESI, Napoli 2025*
Giovanni Cordini
Il tema scelto per il convegno promosso dall’Istituto Internazionale di Studi Europei “Antonio Rosmini”, nell’anno 2024 per il 62mo convegno internazionale annuale in Bolzano, ridotto in estrema sintesi, è stato proposto con il titolo “L’Europa: la pace e la guerra”. Si tratta di una riflessione che, di recente, sembra essere tornata al centro dell’interesse scientifico come dimostrano, limitando le citazioni ad alcuni recenti incontri: il convegno tenutosi il 23 maggio 2024 all’Università di Roma Tre sul tema “Il problema della guerra e le vie della pace”; la scelta dell’Associazione di Diritto Pubblico Comparato ed Europeo che, nell’agosto dello scorso anno svolse il convegno annuale avendo proposto come argomento: “Costituzionalismo, declinazione del principio pacifista e conflitti armati”; il convegno XXIX Seminario Urbinate sul tema “Le ragioni della pace e le ragioni della guerra” del Settembre 2022; il seminario “Pace e Guerra” svoltosi presso l’Università Cà Foscari di Venezia il 7 giugno 2022 e sarebbero molte altre le iniziative che si potrebbero citare ma, per il ragionamento che ne voglio trarre queste sono già sufficienti. I temi della pace e della guerra, dunque, sono considerati, a giusto titolo, attuali e rilevanti. La scelta di affrontare questo argomento trovava giustificazione nell’esigenza di offrire un contributo inteso a considerare diversi profili del tema in argomento, secondo il tradizionale metodo interdisciplinare seguito nel corso degli incontri dell’Istituto Internazionale di Bolzano, ove alle relazioni introduttive svolte da studiosi appartenenti a differenti ambiti scientifici segue sempre un dibattito a cui possono intervenire tutti i partecipanti e il pubblico. L’attualità del dibattito sui temi della pace e della guerra non è data solo, a parere dei promotori del convegno, da recenti vicende che occupano le cronache internazionali: a) l’aggressione militare dell’Ukraina da parte della Russia ha provocato uno scontro per il quale, lo scorso anno, nella Sua pregevole relazione il Professore Giulio Chiodi parlava, a giusta ragione, di “Europa lacerata”; b) l’irrisolto conflitto arabo-israeliano in Medio Oriente, ricondotto in primo piano in ragione dell’indiscriminato attacco terroristico di Hamas in territorio israeliano lungo il confine della “Striscia di Gaza” del 7 Ottobre 2023 e della conseguente pesantissima e indiscriminata risposta militare israeliana nella “Striscia di Gaza” e in Libano; c) l’estensione di questo pericoloso confronto militare all’IRAN d) i persistenti conflitti armati che rendono quantomeno precaria la stabilità costituzionale di diversi Paesi in Asia, nelle Americhe e nel continente africano. Ben può dirsi che, all’indomani del secondo conflitto mondiale, le ragioni della pace, proclamate come universali, non sono risultate sempre convincenti per tutti. Di conseguenza, molti Paesi, si sono trovati coinvolti in guerre o costretti ad affrontare scontri armati, rivolte, attacchi terroristici, conflitti tribali. Le “vie della pace” alle quali s’intese ricondurre ogni dinamica internazionale, dopo l’immane tragedia della seconda guerra mondiale, sono risultate difficili da perseguire e da rendere convincenti per i detentori del potere, per tutti i popoli e per tutti gli Stati del Globo. Quel conflitto mondiale, per la prima volta nella storia, coinvolse pesantemente anche le popolazioni civili provocando tra i 40 i 50 milioni di vittime. Dopo di allora tutti i successivi conflitti regionali hanno interessato anche uomini, donne e bambini che non facevano parte degli eserciti o delle milizie che si confrontavano in armi. I conflitti hanno avuto per protagonisti non solo gli Stati, con le rispettive forse armate, ma anche altri soggetti in armi, talora dotati di notevole capacità di reazione.
Il concetto di “guerra totale”, ora, sembra imporsi senza alcun rispetto per i patti e le convenzioni internazionali. L’illusione di una “pace universale” che avrebbe dovuto essere assicurata da un nuovo ordine internazionale globale presidiato dalle Nazioni Unite non ha trovato corrispondenza nella realtà contingente per cui l’idea stessa di una comunità internazionale regolata dal diritto e fondata su principi universalmente condivisi è apparsa debole: i fatti e la realtà del conflitto la mettono costantemente in discussione per cui la legittimazione dei fori internazionali viene messa in discussione e le grandi potenze tendono a sottrarsi ad ogni regola e giudizio, soprattutto ove siano in gioco interessi consistenti ed importanti influenze politiche e territoriali.
Per la prima volta nel corso della storia, oggi, sembra farsi luce la consapevolezza e il conseguente timore del rischio universale che incombe su tutti noi in ragione del fatto che i concetti di equilibrio e di deterrenza nucleare sono più deboli e che, tra coloro che rivestono primari ruoli istituzionali o che hanno delle responsabilità di alto profilo nei ranghi militari, non mancano quanti tendono, sempre più, a fare un espresso riferimento alla concreta possibilità di una “guerra nucleare”, pur essendo essi stessi del tutto consapevoli degli effetti planetari irreversibili prodotti dal totale annientamento dei rispettivi popoli e della possibilità di provocare, in fatto, la fine dell’umano consorzio.
Nel tempo presente, riesce sempre più evidente, che i conflitti in atto rendono manifesta l’inerzia a cui, nei fatti, è costretta l’Assemblea dell’ONU e la debolezza di tutto il sistema internazionale incentrato sulle Nazioni Unite, nonostante le risoluzioni votate, le iniziative promosse dal segretario generale e i numerosi proclami che vi vengono enunciati. L’impossibilità di reagire, con efficacia, di fronte alle minacce terroristiche, il proliferare di gruppi armati, taluni supportati e finanziati da Stati che li utilizzano per alimentare la tensione internazionale e la concreta assenza di qualsiasi prerogativa efficace per convincere gli Stati a contenere le reazioni militari al fine di non coinvolgere la popolazione civile e quanti sono indifesi avverso ogni intervento armato, tutto questo, dimostra non solo la fragilità del sistema di relazioni tra Stati e popoli che avrebbe dovuto arginare tali pericoli ma anche la caducità di numerose dichiarazioni di principi che vennero declamati come universali e furono iscritti solennemente nei testi costituzionali fondativi degli Stati moderni.
Altri, in questo stesso contesto, hanno messo in evidenza i notevoli arretramenti che il riarmo può comportare per le politiche ambientali e per le politiche sociali, in generale, sia in Europa che nel resto del Mondo. Di questo rischio si erano mostrati consapevoli anche i redattori dei principi enunciati nella “dichiarazione di Rio del 1992”. A tale riguardo l’articolo 24 della Carta affermava: “La guerra è intrinsecamente distruttiva per lo sviluppo sostenibile. Gli Stati pertanto dovranno rispettare le leggi internazionali assicurando la tutela dell’ambiente nei periodi di conflitto armato e, se necessario, collaborare nelle fasi successive”. La realtà del tempo presente ci mostra quanto siano distanti da questi propositi i fatti che contraddistinguono i conflitti armati che sono in atto in varie parti del Globo terrestre, proprio mentre noi dibattiamo.
La risposta militare, spesso sproporzionata, messa in atto da coloro che si sentono, se pure con qualche fondamento, direttamente minacciati, non potrà consentire alla comunità internazionale di esercitare un ruolo incisivo per favorire, in concreto, l’avvio di un dialogo costruttivo. Riesce, perciò, particolarmente utile, per una comunità di studiosi, interrogarsi sulle ragioni che alimentano questa nefasta prospettiva e sui temperamenti che si potrebbero mettere in atto per scongiurare il pericolo, sempre più consistente e globale, rappresentato, nel tempo presente, da ogni conflitto armato.
*G. CORDINI (a cura di), Europa: la pace e la guerra, ESI, Napoli 2025, pagg. 278 con scritti di: M. AYUSO, G. BAJ, G. BATTISTI, J. BENTZ, H. BULCSU, J. CAYON PENA, D. CASTELLANO, G. M. CHIODI, C. DOUNOT, F. FEDERICI, D. FUSCHI, R. DI MARCO, P. MACCHIA, J. OCHMANNC. PEREZ DEL VALLE, C. REVEILLARD, M. SANFILIPPO, P. SAVARESE, F. TAMASSIA, P. VELEZ.


