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Verso la transizione all’elettrico

Riccardo Graziano


Un motore elettrico è mediamente tre volte più efficiente di un motore a scoppio. In un mondo dove c’è sempre più domanda di energia e dove di conseguenza aumentano costi e tariffe, dovrebbe bastare questa considerazione per convincerci a passare il più velocemente possibile alla mobilità elettrica. Invece le resistenze sono fortissime, specialmente in Italia, una delle nazioni in assoluto più indietro nella transizione.
Del resto non stupisce. È da tempo che gli italiani non capiscono in che direzione va il mondo, e quando finalmente ci arrivano, gli altri sono già andati avanti da un pezzo. È uno dei motivi per cui perdiamo competitività. Già trent’anni fa, nel nostro paese si osteggiavano le rinnovabili, dicendo che non erano competitive, che erano care, che non erano sufficienti. Così, nel “Paese del Sole”, come dice la famosa canzone, si stentava a mettere i pannelli fotovoltaici, mentre la Germania e la Svezia, paesi con molta meno insolazione, ne installavano più di noi. Erano fessi loro a mettere pannelli solari senza avere il sole o eravamo fessi noi che il sole ce l’avevamo in abbondanza, ma i pannelli non li mettevamo? A distanza di trent’anni, la domanda è retorica e la risposta scontata. Oggi il fotovoltaico è la forma di energia meno costosa e più efficiente, tanto che è quella con la crescita più rapida. Se ci fossimo svegliati trent’anni fa, oggi probabilmente saremmo quasi autosufficienti dal punto di vista energetico e pagheremmo bollette cinque o sei volte più basse, ma abbiamo preso altre decisioni, evidentemente sbagliate. In compenso, quelli che l’energia ce la vendono continuano a fare quattrini a palate, quindi ci sarebbe da chiedersi se le decisioni sbagliate per noi sono state prese perché andavano bene a qualcun altro…
Ormai è andata così, dirà qualcuno. Mica tanto. La Spagna, per esempio, dal 2018, cioè da quando è in carica il socialista Pedro Sanchez, ha deciso di puntare sulle rinnovabili e nel giro di otto anni è arrivata a produrre più della metà della sua energia da tali fonti, e mira a ottenere l’autonomia energetica entro dieci anni, chiudendo anche le poche centrali nucleari rimaste. In Italia, il governo di destra di Meloni – il più duraturo nella storia della Repubblica! – fin da subito ha deciso, e ultimamente ha confermato, di voler puntare sul gas, aumentando anche la produzione nazionale, e sul nucleare “sostenibile”. Domanda: sono fessi gli spagnoli, che hanno le centrali nucleari e pensano di chiuderle sostituendole con l’energia del sole, o siamo fessi noi che le centrali non le abbiamo e pensiamo di costruirle, anche se ci vanno vent’anni e costano miliardi? Sarebbe bello se, stavolta, ci svegliassimo prima di scoprire, fra trent’anni, di aver fatto la scelta sbagliata. Di nuovo.
Discorso analogo vale per la mobilità elettrica, che fino a non molti anni fa era considerata un mercato di nicchia. Il dato del 2025 ci dice che nel mondo sono state vendute oltre 13 milioni di auto elettriche. A trainare la corsa è naturalmente la Cina, dove le elettriche rappresentano ormai un terzo delle nuove immatricolazioni, seguita dal Regno Unito col 23,4%, mentre la media dell’UE è del 17,4%. l’Italia si attesta poco sopra al 6%, agli ultimi posti, e solo grazie agli incentivi che hanno beneficiato soprattutto il mercato delle flotte aziendali e di noleggio. Gli italiani non si fidano dell’auto elettrica, e continuano a dare retta alle bufale che circolano da anni, anche se sono state ampiamente smentite. Una delle più clamorose è quella che “le auto elettriche prendono fuoco facilmente”. Ma allora, sono fessi cinesi, inglesi, tedeschi e tutti quelli che nel mondo le comprano sapendo che bruceranno, o sono fessi gli italiani che credono a queste boiate e continuano a girare seduti sopra a serbatoi pieni di carburanti altamente infiammabili? Se volete la risposta, provate a dare un’occhiata alle statistiche delle compagnie di assicurazione, che questi calcoli li fanno in modo piuttosto accurato.
Altra panzana è che le batterie durano poco. Una recente ricerca ha dimostrato che dopo 100.000 km di percorrenza, le batterie migliori (montate su venti modelli diversi) avevano ancora una capacità superiore al 90% di quella iniziale. Dunque, la paura infondata di ritrovarsi tonnellate di batterie da smaltire non esiste: durano molto di più e meglio di quanto si crede, hanno la possibilità di avere una seconda vita come accumulatori quando diventano inadatte alla mobilità e già oggi vengono ampiamente riciclate per recuperare i preziosi materiali di cui sono composte.
Infatti, altre ricerche confermano che la scelta dell’auto elettrica è – e sarà sempre di più – quella più ecocompatibile. Durante l’utilizzo è palese che lo sia, visto che le auto a combustione emettono enormi quantità di prodotti nocivi dal tubo di scappamento, mentre le elettriche viaggiano a emissioni zero. Ma anche tutta la filiera e il ciclo di vita di un’auto elettrica, sebbene non privo di criticità, è comunque meno impattante della filiera dell’auto a combustione e dei suoi carburanti.
Superati anche i problemi di autonomia, di “ansia da ricarica” e di tempi eterni per il rifornimento: ormai esistono modelli che superano i 500 km di autonomia, mentre le colonnine ultrafast presenti nelle aree di servizio autostradali permettono di recuperare 200/300 km di autonomia con una sosta di 20 minuti, fisiologica sulle lunghe percorrenze.
Di falsità sull’auto elettrica ce ne sarebbero ancora molte, ma ci limitiamo a citare quella del “costano care”. Ora, è vero che una Tesla costa più di una Panda, ma non più di una Mercedes, Audi, Bmw o qualsiasi altra auto di pari categoria, con le quali va fatto il confronto. Al contrario, oggi la Cina sta sfornando decine di modelli elettrici che costano meno di una Panda, anche se sono assai più avanzati tecnologicamente. Il problema è che a quei prezzi da noi non le trovi, visto che l’UE ha provveduto a mettere dazi elevatissimi su pressione dei produttori europei, che rischiavano di essere travolti dall’arrivo di auto cinesi migliori delle nostre e a prezzi più bassi. Certo, dirà qualcuno, ma l’industria cinese dell’auto è fortemente sovvenzionata dal governo. Vero, ma è perlomeno singolare attaccarsi a questo argomento nel nostro paese, che per anni ha sovvenzionato l’unico produttore nazionale, una certa fabbrica italiana di automobili di Torino, il cui acronimo è ormai ridotto a semplice marchio marginale di una multinazionale francese che ha delocalizzato praticamente tutte le produzioni.
Ma ormai, più che parlare di auto elettrica, ha più senso parlare di mobilità elettrica. E non ci riferiamo a moto, scooter o biciclette a pedalata assistita. Oggi la mobilità elettrica sta entrando anche nel mondo dei trasporti pesanti, non solo per quanto riguarda gli ormai numerosi bus elettrici del trasporto pubblico urbano, ma anche – sebbene in piccola percentuale – nell’ambito del trasporto merci di breve e lunga percorrenza. I furgoni elettrici per le consegne in città sono sempre più numerosi, ma anche i camion elettrici non sono più qualcosa di sperimentale. Oggi sono disponibili vari modelli di motrici elettriche per autotreni in grado di ricaricarsi rapidamente alle colonnine fast e ultrafast con potenze anche superiori ai 300 kW, mentre qualcuno inizia a progettare l’utilizzo di pannelli solari sui camion per aumentare le percorrenze.
Ma il settore dove l’elettrico inizia a farsi strada rapidamente è quello dei traghetti, in particolare su laghi e fiumi, ma anche su qualche tratta marina costiera. All’estero, naturalmente, non da noi, dove ce ne sono solo un paio sul lago d’Iseo. In Finlandia, dal 2027 partiranno i traghetti elettrici che si sono aggiudicati l’appalto per i collegamenti con le isole proprio in virtù delle emissioni zero. Parallelamente, sul lago di Ginevra, con l’introduzione di un nuovo battello elettro-solare, la navigazione diventerà completamente elettrica, in linea con quanto da tempo succede in Svizzera, dove anche i natanti storici vengono riconvertiti per viaggiare a batteria. La nuova imbarcazione monta pannelli solari che vanno a coadiuvare gli accumulatori, garantendo una maggiore autonomia di servizio, fino a 13/15 ore senza interruzione nel servizio diurno, mentre alla sera viene attaccata alla rete elettrica in modo da ricaricare durante la notte. L’ennesima dimostrazione che il futuro, che noi lo vogliamo o no, sarà elettrico.
E per tornare alle macchine, l’unico, vero, grande e insormontabile problema dell’auto elettrica è che costringe l’utente a cambiare mentalità e abitudini, che è proprio quello che gli italiani non vogliono mai fare, per cui si aggrappano allo status quo e alle loro certezze, anche quando si rischia di rimanere indietro. Ma in un mondo che cambia sotto la spinta prepotente dei cambiamenti climatici, sono fessi gli altri che si convertono all’elettrico, o siamo fessi noi che continuiamo a difendere strenuamente il fossile?

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